Il Presidente Confindustria Cuneo: “Ragazzi, fate gli operai”. Gramellini risponde: “La scuola forma esseri umani”

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Studiare o andare subito a lavorare? Questo è il grande dubbio di molti giovani dei tempi attuali. C’è chi dice che la scuola insegna la teoria ma nel mondo del lavoro ci vuole la pratica ed altri che, invece, non vedono un lavoro di qualità senza istruzione.

 

Nella giornata di ieri il Presidente di Confindustria Cuneo Mauro Gola ha voluto dare uno scossone forte al sistema dicendo: “Cari genitori, qualsiasi percorso scolastico individuerete per i vostri ragazzi, avrete fatto una buona scelta, perché tutte le nostre scuole sono eccellenti e qualificate. Ma nostro dovere è evidenziarvi questa realtà. Perché sono queste le persone che troveranno subito lavoro una volta terminati gli studi, nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, hanno manifestato l’intenzione di inserire circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 19% sono addetti agli impianti e ai macchinari, il 18% operai specializzati, l’11% tecnici specializzati. Queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi, di cui le nostre imprese hanno estremo bisogno e che spesso faticano a reperire”.

 

La questione si fa ancora più calda in questi mesi dove gli studenti delle scuole medie dovranno scegliere la propria strada alle superiori. Per questo motivo Gola consiglia: “Una scelta dalla quale dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo, ma che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà. Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo. Riteniamo che la cosa più giusta da fare sia capire quali sono le figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità. Un atteggiamento che potrete definire squisitamente razionale, ma che denota responsabilità nei confronti dei nostri figli e del benessere sociale e del nostro territorio. Servono operai specializzati, tecnici esperti nei servizi alle aziende, addetti agli impianti e ai macchinari. Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi. Poi la scelta sarà vostra e dei vostri ragazzi e qualsiasi percorso scolastico individuerete, avrete fatto una buona scelta perché tutte le scuole della nostra provincia sono eccellenti e qualificate. Ad ogni modo, gli uffici di Confindustria Cuneo sono a disposizione delle famiglie per fornire maggiori informazioni sul mercato del lavoro in provincia di Cuneo”.

 

Un pensiero, forse di molti, che ha anche attirato l’attenzione di Massimo Gramellini che ha risposto sulle pagine del “Corriere della Sera” con il suo pensiero sulla questione: “La lettera aperta in cui il presidente degli industriali di Cuneo esorta le famiglie con un figlio in età da liceo a fargli fare l’operaio ha il pregio di metterci davanti a una questione spesso elusa: a che cosa serve studiare? Se la scuola ha solo il compito di formare dei lavoratori, allora il presidente Gola ha ragione. Poiché nei prossimi anni la sua provincia avrà bisogno di dieci filosofi, cento avvocati e quarantamila operai, l’industria dell’istruzione deve provvedere a fornirglieli in proporzione, a prescindere dalle ambizioni dei ragazzi e dei genitori, che la lettera definisce «aspetti emotivi e ideali» inconciliabili con «l’esame obiettivo della realtà». Eppure qualche idealista emotivo crede ancora che la missione della scuola consista nel cambiarla, la realtà. Fornendo ai ragazzi gli strumenti per comprendere un discorso e magari scriverlo. E offrendo a tutti i meritevoli, anche se poveri, la possibilità di inseguire i propri talenti e migliorare la propria posizione sociale. Per questo i nostri nonni si spezzavano la schiena pur di fare studiare i figli. Volevano che stessero meglio di loro: nel portafogli, ma anche nella testa e nel cuore. Non è questione di preferire il lavoro intellettuale a quello manuale, entrambi nobilissimi. Solo di ricordarsi che la scuola non è nata per formare dei lavoratori, ma degli esseri umani”.