L’avvocato braidese Marco Lamberti si rivolge a Renzi: “Ha fatto il contrario di quanto promesso nel 2012” | Riceviamo e pubblichiamo la lettera diretta al Segretario del Partito Democratico

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Egregio Dottor Matteo Renzi, vengo a Lei con la presente nella data del 18° anniversario della scomparsa del Compagno Bettino Craxi, esule in Hammamet. La coincidenza, come anche Lei comprenderà è tutt’altro che casuale.

Dove eravamo rimasti? Al 2012. Ella, proponendosi qual rottamatore di una sinistra velleitaria, talebana e inconcludente, avanzò la Sua candidatura alle primarie per l’elezione alla carica di segretario del Partito Democratico. 

Assumemmo contatti epistolari che Lei probabilmente non ricorda, soprattutto con quella davvero simpatica ragazza dal nome di Maria Elena Boschi, la cui amicizia non rinnego, anche se ora si rivelasse unilaterale.
Il Suo programma, innovativo e ripercorrente il solco del miglior riformismo europeo mi entusiasmò al punto di indurmi a tornare dopo decenni alla politica attiva, appoggiandola e costituendo nella mia Bra il Comitato di appoggio alla Sua candidatura, con risultato lusinghiero e soprattutto vittorioso. Dopo pochi mesi venni esautorato dai neorenziani che si erano moltiplicati come i topi. Abbandonai. Con il senno di poi mai miglior fortuna mi incolse.
E siamo al 2018, prossimi all’appuntamento elettorale.

 

Mi permetta la franchezza. Lei è riuscito nel prodigio del fare tutto l’esatto contrario di quanto promise al Paese, raccogliendone la fiducia in modo quasi plebiscitario nel 2014 alle elezioni europee. Mai essa fu peggio riposta.
Sul fronte delle politiche sociali, scolastiche, infrastrutturali e economiche, delle Sue inadempienze non basterebbe un libro per darne elenco.
Ma mi preme far giustizia su due tematiche che ho particolarmente a cuore.
Lei lo scorso anno fece approvare, a colpi di voti di fiducia dal Parlamento, assoldando alcune belle persone come Alfano e Verdini che in altri schieramenti erano stati eletti, la grande riforma della Costituzione, tale da sostanzialmente stravolgerla.
Non voglio entrar nel merito, però le regole della Costituzione, la Carta fondamentale dello Stato, dovevano esser largamente condivise tra tutte le forze politiche come fu nel 1948 e non imposte dall’arroganza del nuovo circolo degli Statisti del Granducato di Toscana.

 

E con la medesima e forse maggiore arroganza la propose all’approvazione del Paese in una campagna referendaria, connotata dal più volgare “refrain” del prendere o lasciare.
Per somma fortuna il Paese capì, bocciando non tanto nel merito ma quanto nel metodo il Suo comportamento alquanto spregiudicato sino a rasentare la temerarietà.
Quanto alle Sue promesse di lasciare la politica nel caso di sconfitta, alle quali si associò ovviamente con entusiasmo il suo Ministro Boschi, mi fecero sorridere al tempo e mi inducono al riso oggi. Era ovvio che ciò non avrebbe mai potuto accadere.
Poco più di una settimana a attribuire il risultato a complotti planetari anziché a colpe proprie e poi eccola di nuovo saldamente in sella al PD, con la Maria Elena ovviamente ancora al Governo, quale Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio.
Troppo è per Lei il fascino del Potere per indurla a rispettare qualunque solenne promessa.

 

E vengo alla tematica economica su due punti.
Siamo ormai da mesi in campagna elettorale e Lei non perde un giorno per sottolineare i mirabolanti successi del Suo governo e di quello del Suo designato Gentiloni. Il PIL è cresciuto dell’1,5% e l’Italia naviga a vele in poppa verso un avvenire radioso. Peccato che le cose non siano esattamente così e Lei ben sa che non potrebbe contraddirmi né individuare quanto da me asserito quale fake news.
Secondo le cifre ufficiali della Commissione UE, nel 2011 in piena crisi economica mondiale, quando a seguito dei contatti Merkel-Napolitano venne destituito Berlusconi e nominato premier Monti pena la rovina del Paese, il PIL era pari all’-1,5%. Peggio di noi facevano l’Estonia, la Spagna e ovviamente la Grecia. Ci collocavamo al 24° posto sui 27 Paesi della UE. Non certo un dato esaltante.

 

Ma quel che conta è che oggi, in pieno ciclo di espansione economica planetaria e contrariamente a quello che Lei dice pavoneggiandosi per successi che esistono solo nella Sua mente e dei suoi fedeli adepti, la situazione è peggiorata.
Il PIL nel 2017 si è attestato a +1,5%. Ottimo? No di certo. Tutti gli altri Paesi UE, a partire dalla Romania con il 5,7% sono cresciuti di più e a velocità vertiginosa rispetto all’Italia e dal 24° posto, piangendo lacrime e sangue, siamo scivolati al 27°. Ancora prima di noi c’è la Grecia al +1,6%. Ricordo bene le Sue parole. “Dobbiamo evitare di fare la fine della Grecia”. Ed ora come la mettiamo?
Ed a questo punto, volendo considerare plausibile la Sua strumentale esultanza, si potrebbe pensare che almeno sul versante del debito pubblico le cose siano andate meglio.
Peggio che andar di notte e cito nuovamente i dati ufficiali della Commissione Europea. Il rapporto debito-pil dal 2014 al 2017 è schizzato dal 131,6% al 134,7% nonostante il momento favorevole. Tanto per render l’idea, il rapporto in Germania è del 66%,in Francia del 98,7%, in Gran Bretagna dell’88% e in Spagna del 100,4% per non parlare della Russia ove è di poco superiore al 30%.
E allora nuovamente come la mettiamo con le bugie, caro Dott.Renzi.

 

Ma sul fronte interno i dati indicano una situazione d’eccezione in senso positivo. L’ISTAT rileva tra l’altro nel suo rapporto con inaspettata enfasi come l’occupazione sia cresciuta vistosamente sino a raggiungere i livelli più alti da 40 anni. Ho, oltre alla percezione diretta quale cittadino, almeno 2 motivi per dubitarne. Il primo, generico, risiede nella lezione del mio brillante professore universitario il quale sosteneva, esemplificazioni alla mano, come la statistica in Italia costituisse la più fine di tutte le menzogne. Il secondo motivo è più specifico, non tale da consentirmi precise accuse ma comunque pesanti sospetti. Il Presidente dell’ISTAT, professor Giorgio Alleva lo nominò il Suo governo nel giugno del 2014 sollevando le immediate censure di 47 tra i più autorevoli cattedratici italiani tra i quali Tito Boeri che in un manifesto sottolineavano come la nomina fosse ricaduta su una persona tutto men che autorevole, stante la carenza di prestigio derivante anche dal basso numero di pubblicazioni scientifiche di cui era stato autore.
Non le sorge il dubbio che ci si ritrovi nel caso tipico dell’allievo ricco che riesca a nominare il proprio insegnante perché gli dia i voti belli in pagella per poi esibirli al momento buono, quello dello scrutinio finale? Veda Lei.

 

Ed in ultimo veniamo agli “endorsement” dei principali capi di Stato Europei ed al pesante rischio economico e politico che correrebbe l’Italia nel caso di suo mancato successo, paventato dal commissario europeo Moscovici, altro personaggio da prendere con le molle, visti i suoi precedenti.
In premessa mi ero riferito a Bettino Craxi. Ad ogni elezione si sprecavano non gli appoggi internazionali ma gli attacchi angloamericani provenienti da Margaret Thatcher e da Ronald Reagan.
Poi arrivavano i risultati e soprattutto quelli di un’azione di governo che proiettò l’Italia al 5°posto tra le potenze mondiali a livello economico, alla faccia delle balle spaziali secondo le quali negli anni 80 esplose il debito pubblico.
Pensi Dott.Renzi che dopo la notte di Sigonella, il Presidente degli U.S.A. giunse addirittura a chiederci scusa. Fantascienza?

 

In conclusione, se dovessi identificare il personaggio che incarna l’antica doppia morale di certa sinistra, non avrei dubbi nell’indicare il Suo nome.
Ciò detto, vada a Lei il mio migliore augurio per la Sua vita privata, auspicando di converso come il 4 marzo segni il momento della Sua cocente, irrimediabile sconfitta.
Non tema come non temo io. Dopo il Suo definitivo tramonto, spunterà pur sempre l’alba.

 

Con il cordiale saluto.

19.1.2018

Avv.Marco Lamberti