Presentato il Dossier delle criticità delle carceri piemontesi

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Questa stagione invernale coincide con il momento politico ed istituzionale per un raccolto di riforma nel campo dell’ordinamento penitenziario.

In questi giorni la comunità penitenziaria italiana e la società civile del paese attendono con ansia le norme che il Ministro di giustizia vorrà, saprà mettere nei decreti delegati ex lege 103 del giugno 2017.

La consapevolezza del momento interessante e fecondo è pari solo alla convinzione che qualsiasi riforma o nuova norma dovrà essere calata nel corpo vivo dell’amministrazione penitenziaria e sul terreno delle esistenti.

Il contesto logistico dell’esecuzione penale in carcere non può essere considerato elemento secondario o marginale per la concreta applicazione delle norme di legge.

Proprio per questo l’attenzione dei garanti vuole tornare sulle principali criticità strutturali delle 13 carceri piemontesi per adulti: anche il miglior ordinamento o regolamento penitenziario si scontrano con la concreta possibilità di applicazione del contesto dato.

 

Alba (CN) – Casa di reclusione “Giuseppe Montalto” (Loc.Toppino, via Vivaro n. 14)

Presenze: 42 – capienza regolamentare: 142 – capienza attuale: 35 Tasso di affollamento: 120 % Garante comunale: Alessandro Prandi

Segnalazione problematiche:

In data 1° giugno 2017 è stata riaperta la sola sezione dedicata in precedenza ai collaboratori di giustizia.

Si tratta di una palazzina di due piani atta a contenere 35 persone, appena riaperta la sezione ha ospitato 55 persone con un affollamento del 157% .

Dopo diverse sollecitazioni da parte di Direttore e Garante, si è arrivati ad ottenere una presenza media di 45 persone e si è ottenuto che si effettuassero dei lavori in economia al fine di ampliare le aree comuni di passeggio a disposizione dei ristretti. Sono riprese, pur nella risigatezza degli spazi, le attività di formazione per operatori agricoli e il lavoro presso il tenimento agricolo (vigneto e orto) ospitati nella Casa di Reclusione.

Purtroppo nulla si sa di certo in merito ai lavori relativi alla completa riapertura della struttura che a pieno regime dovrebbe ospitare 142 persone.

Negli ultimi mesi si sono succedute dichiarazioni e atti specifici da parte del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Il 4 ottobre nel corso di un incontro con il Sindaco di Alba la Sottosegretaria Federica Chiavaroli ha affermato: “Entro fine anno verrà ultimato il progetto esecutivo. Poi si procederà con la gara d’appalto per l’esecuzione dei lavori. Entro la fine del 2018 la casa di reclusione riaprirà completamente”.

Il 9 ottobre, da parte del DAP veniva reso noto il cronoprogramma degli interventi da cui si desumono le tempistiche previste per i lavori.

Analizzando attentamente la scansione dei tempi previsti, ci si rende facilmente conto che se per i lavori si prevedono “365 giorni naturali e consecutivi” la fine dei lavori è prevedibile per gli ultimi mesi del 2019, senza considerare interruzioni dovute ad esempio alle feste comandate, a cui seguiranno, entro i sei mesi successivi, il collaudo e la riconsegna dell’edificio. Francamente riesce difficile individuare la fine del 2018 come data credibile per la riapertura anche solo parziale dei padiglioni attualmente fuori servizio.

Infine il 22 novembre 2017 il Ministro Orlando in risposta all’ennesimo question time alla Camera confermava le perplessità espresse in precedenza: “In risposta alle sollecitazioni e agli indirizzi impartiti, l’amministrazione penitenziaria ha comunicato che la gara per l’aggiudicazione dei lavori si terrà, contrariamente a quanto in precedenza indicato per problemi attinenti alla progettazione esecutiva, entro i primi mesi del 2018 ed i lavori da consegnare immediatamente saranno conclusi entro un anno dalla consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria”.

Quello che preoccupa non sono tanto i tempi, più o meno lunghi, ma il mutare sistematico delle previsioni nel giro di pochi mesi quasi a sottendere la mancanza di una reale capacità o volontà di programmazione.

Nell’attesa del preannunciato completo ripristino, rimane da chiarire l’utilizzo delle aree e delle parti dell’edificio non dedicate al pernottamento che si potrebbero nell’attesa utilizzare per attività di socialità o di laboratorio in un proficuo ed auspicato work in progress.

 

Alessandria – Casa circondariale “Cantiello e Gaeta” (Piazza Don Soria n. 37)

Presenze: 277 – capienza regolamentare: 237 Tasso di affollamento: 116 % – percentuale di stranieri: 61 % Casa di reclusione “San Michele” (Strada Statale per Casale n. 50/A) Presenze: 302 – capienza regolamentare: 267 Tasso di affollamento: 113 % – percentuale di stranieri: 48% Garante comunale: Davide Petrini

Segnalazione problematiche: La realtà alessandrina continua ed essere caratterizzata dalla presenza di due istituti che ragionano e lavorano ancora a compartimenti stagni sul territorio della Città.

Per la Casa Circondariale si riportano le criticità già segnalate lo scorso anno, relative alla vetustà ed alle croniche carenze strutturali, in quanto le stesse, ad un anno di distanza, seppur riconosciute dalla stessa Amministrazione penitenziaria, permangono: il “Cantiello e Gaeta presenta gravi criticità strutturali non sanabili, dovute alla vetustà dell’edificio originario ottocentesco e alle successive ristrutturazioni che hanno acuito i problemi strutturali (come la mancanza di luce).

La struttura risulta essere utilizzata per meno di metà dello spazio detentivo originario, ma a causa del tetto e degli impianti non a norma, paradossalmente mancano gli spazi agibili per le attività e per la detenzione.

La popolazione carceraria è in evidente sofferenza, le inefficienze strutturali (mancanza di una sezione per semiliberi con la conseguenza che nessun detenuto usufruisce di questa misura alternativa) si amplificano con una popolazione detenuta con alta percentuale di extracomunitari e prevalente presenza di detenuti indigenti, a cui si sommano le rare occasioni di ottenere i benefici di legge.”

Continua quindi ad essere attuale ed urgente la proposta di una chiusura nel medio termine del carcere di piazza don Soria e la previsione della costruzione di un nuovo padiglione nell’ambito del carcere di San Michele.

L’accorpamento delle due strutture detentive sotto un’unica direzione, pur essendo un dato di razionalizzazione auspicabile, costituisce solo la premessa per un ben più ampio progetto di unificazione anche strutturale e non risolve nell’immediato neanche il problema della grave carenza di personale dell’area educativa in particolare: uno educatore ogni 92 detenuti al Cantiello e Gaeta e uno ogni 75 al San Michele, carenza che si accompagna ed aggrava dalla concomitante mancanza di personale non medico del SERD, di psicologi e di educatori in primis.

Al momento si registra la sola positiva prospettiva offerta dal “progetto Agorà” che prevede la costruzione di una nuova struttura interna al San Michele e che sarà dedicata alle attività formative, lavorative e di socialità con laboratori e spazi per la permanenza diurna dei detenuti in modo da rendere le celle davvero solo “stanze di pernottamento”, così come prescritto dalla normativa vigente.

 

Asti – Casa di Reclusione ad alta sicurezza (Frazione Quarto Inferiore n. 266)

Presenze: 242 – capienza regolamentare: 207 Tasso di affollamento: 116,90 % – percentuale di stranieri: 6,96 % Garante comunale: in attesa di nomina

Segnalazione problematiche: L’istituto è caratterizzato dalla lunga e travagliata conversione in corso d’opera da Casa circondariale per detenuti comuni a Casa di reclusione per detenuti in regime di alta sicurezza.

Tuttora si deve registrare la mancanza di spazi significativi ed adeguati da dedicare alla socializzazione o utilizzabili per laboratori formativi e scolastici, incontri culturali, attività lavorative ecc.

Tale complesso di attività, necessari in ciascun carcere, sono assolutamente indispensabili e prioritari ad Asti in considerazione della composizione della nuova popolazione carceraria che, dall’ estate 2015, è quasi esclusivamente afferente al circuito dell’alta sicurezza.

Le salette “hobby” esistenti non sono sufficienti per spazi, tempo fruibile e attrezzature presenti. Già lo scorso anno si è suggerita la realizzazione di fabbricati in economia, anche utilizzando moduli prefabbricati che potrebbero trovare posto sulle aree attigue all’edificio già dedicato alla formazione ed alla scuola, creando una proficua sinergia di attività ed una razionalizzazione delle movimentazioni di personale ed ospiti nell’ambito dell’Istituto.

Occorre riconsiderare l’utilizzo di spazi esistenti e dedicati ad attività ora non più compatibili con il target attuale dei ristretti ed occupati da strumentazione importante ma oggi inutilizzata.

 

Biella – Casa circondariale (Viale dei Tigli n. 14)

Presenze: 419 – capienza regolamentare: 394 Tasso di affollamento: 106,34 % – percentuale di stranieri: 62,93 % Garante comunale: Sonia Caronni

Segnalazione problematiche: La struttura biellese è caratterizzata dalla presenza di due edifici: accanto al vecchio reparto è attivo da alcuni anni un nuovo padiglione e ciò ha permesso l’implementazione graduale di un potenziale percorso trattamentale differenziato e premiale ma ha indubbiamente fatto registrare notevoli problemi gestionali.

Appare indispensabile ed urgente una ristrutturazione radicale delle docce nelle camere detentive del vecchio padiglione, che sono attualmente situate nei corridoi e non nelle stanze di pernottamento detentivo così come previsto dal regolamento del 2000.

E’ necessario prevedere un intervento per la messa in sicurezza dell’area verde adiacente l’area colloqui e destinata in particolare ai bambini e alle bambine figli dei detenuti., ma in generale si segnala che i passeggi del vecchio padiglione necessitano di una nuova pavimentazione.

E’ al momento ancora fermo ai blocchi di partenza il progetto per la realizzazione di una struttura dedicata alla prevista attivazione di un laboratorio tessile per la produzione nazionale di divise per il corpo degli agenti di polizia penitenziaria.: un’attività oltre modo significativa e che a regime vedrà il coinvolgimento di 65 detenuti lavoranti e che rappresenta una potenziale svolta per l’intero Istituto e quindi è un’occasione da monitorare in modo peculiare sin dalla sua parte di riorganizzazione ed adeguamento strutturale, premessa necessaria ed indispensabile per l’avvio delle lavorazioni, essendo già partita la formazione specifica.

Occorre onestamente riconsiderare l’assegnazione a Biella della allocazione di una “Casa Lavoro” dentro l’Istituto, sia perché la sua attivazione ha di fatto comportato la mera assegnazione di una sezione ordinaria alla “Casa” senza nessun particolare possibilità di diversa e specifica progettualità, ma anche perché il target degli internati assegnati è risultato – in questo contesto – non efficacemente gestibile e ciò ha finito per semplicemente congestionare le problematiche dell’intero carcere.

Più in generale si evidenzia la necessità di interventi strutturali al fine di adeguare la sezione dedicata ai detenuti in art.32. dell’Ordinamento Penitenziario e relativo alla gestione di detenuti individuati come pericolosi.

 

Cuneo – Casa circondariale (via Roncata n. 75)

Presenze: 250 – capienza regolamentare: 427 Tasso di affollamento: 58,54 % – percentuale di stranieri: 66,12% Garante comunale: Mario Tretola

Segnalazione problematiche: La struttura è caratterizzata dalla presenza di un padiglione di recente costruzione e da due vecchi edifici: uno chiuso da circa 1 anno (il Cerialdo – 41 bis”) ed uno chiuso da circa 10 anni (il vecchio giudiziario).

Le maggiori ed emergenti problematiche nell’attuale gestione, dove ad oggi si registra l’utilizzo del solo nuovo padiglione, derivano direttamente da una cattiva progettazione ed edificazione: il passeggio all’esterno è penalizzato da spazi così ristretti che alcuni detenuti rinunciano persino ad effettuare all’ora d’aria.

Gli stessi spazi per la pratica di sport o ginnastica (palestrine) non sono funzionali e la fruibilità oraria da parte dei detenuti risulta quindi troppo limitata.

Sarebbe auspicabile un potenziamento dell’attività di floricoltura, che ha tutte le potenzialità per impiegare un maggior numero di detenuti.

E’ stata preannunciata ufficialmente la volontà di una prossima, forse imminente, riapertura del padiglione Cerialdo per l’allocazione di due sezioni destinate ai detenuti in regime di 41bis, ma risulta che i necessari lavori di adeguamento non siano pienamente conclusi, ad esempio manca l’isolamento termico in particolare non si è provveduto alla sostituzione dei serramenti per cui le finestre risultano essere in ferro senza alcuna vera possibilità di coibentare le stanze e quindi, a giudizio dei Garanti, i locali non sono ancora a norma.

In generale si segnala come necessaria una revisione degli spazi non utilizzati, in particolare quelli del vecchio reparto giudiziario, che potrebbero diventare funzionali e fruibili per attività varie a costi relativamente contenuti se si decidesse di utilizzare la manodopera interna, formata per altro dai corsi della Scuola Edile.

Le indicazioni suggerite potrebbero da un lato garantire una detenzione meno afflittiva e dall’altro, se ben gestite e organizzate, far nascere significative e durature nel tempo opportunità di lavoro interno in collaborazione con realtà esterne.

In un carcere in cui la popolazione reclusa è quasi al 70% straniera, la possibilità di un seppur minimo guadagno, impegnando positivamente il tempo, diventa essenziale nel percorso riabilitativo.

 

Fossano (CN) – Casa di Reclusione a custodia attenuata (Via San Giovanni Bosco n. 48)

Presenze: 121 – capienza regolamentare: 133 Tasso di affollamento: 90,97 % – percentuale di stranieri: 51,80 % Garante comunale: Rosanna Degiovanni

Segnalazione problematiche: Permane e si aggrava la problematica già segnalata un anno fa, consistente nell’insufficienza degli spazi detentivi destinati ai ristretti in regime di semilibertà o ammessi al lavoro esterno ex art. 21 con la conseguenza che alcuni di questi ultimi sono stati allocati direttamente nella sezione detentiva comune con evidenti ripercussioni negative sul complesso di un Istituto che si vorrebbe a “custodia attenuata”.

A ciò si aggiunge la scarsità di spazi destinati alla socialità e alle attività, ora più che mai indispensabili a seguito dell’applicazione del regime detentivo di “sorveglianza dinamica” e dell’apertura delle celle e delle sezioni (fino alle ore 22.00 in estate e alle 21.00 in inverno).

Come già prospettato un anno fa la soluzione potrebbe consistere nella creazione di nuovi spazi dedicati ai detenuti in regime di semilibertà ed ammessi al lavoro esterno, anche attraverso la rimodulazione e la ridefinizione organizzativa degli spazi esistenti.

Alcuni anni fa era già stato predisposto e presentato dalla Direzione un progetto che prevedeva lo spostamento del laboratorio di saldo-carpenteria e degli uffici della Polizia Penitenziaria dal piano terreno al primo piano, consentendo il recupero nell’area detentiva di grandi spazi, facilmente riconvertibili a funzioni sociali o ad attività, con lavori di semplice manutenzione ordinaria e spostamento degli arredi e avvalendosi anche del lavoro interno dei detenuti.

Ivrea (TO) – Casa circondariale (Corso Vercelli n. 165)

Presenze: 247 – capienza regolamentare: 197 Tasso di affollamento: 125,38 % – percentuale di stranieri: 38,39 % Garante comunale: Armando Michelizza

Segnalazione problematiche: Ad un anno dalla richiesta e dalle gravi situazioni che ne hanno evidenziato la necessità, ancora non è stato attivato l’impianto di videosorveglianza che appare indispensabile, per la sicurezza dei detenuti e degli stessi operatori penitenziari.

Si segnala inoltre che, anche grazie alla disponibilità a contribuire da parte di un’associazione locale, sarebbe possibile realizzare un sistema di videotelefonia tramite Skype, modalità che sarebbe importante soprattutto per i detenuti non riescono ad avere colloqui personali regolari con la famiglia per motivi di lontananza e difficoltà economiche.

Si segnala infine come esigenza prioritaria il miglioramento dei locali dove avvengono i colloqui con i famigliari, in particolare con un intervento che li renda più fruibili ed accoglienti anche per i minori figli dei ristretti

 

Novara – Casa circondariale (via Sforzesca n. 49)

Presenze: 194 – capienza regolamentare: 158 Tasso di affollamento: 122,78 % – percentuale di stranieri: 33,70 % Garante comunale: Don Dino Campiotti

Segnalazione problematiche: Il carcere è caratterizzato dal doppio circuito penitenziario che affianca ai detenuti in media sicurezza un intero padiglione in regime di art. 41 bis.

Il nodo critico e nel contempo leva per un significativo cambio per la detenzione novarese appare essere quella relativa agli spazi riservati all’area sanitaria.

Attualmente l’Infermeria è posta al primo piano in concorrenza di spazi con le aule scolastiche e formative. Si tratta di spazi inadeguati e insufficienti a garantire un servizio sanitario pienamente efficace ed adeguato alla popolazione ristretta e in linea con il potenziale espresso dalla rete sanitaria ed ospedaliera del territorio, che è un’eccellenza piemontese con collegate le facoltà mediche e paramediche dell’Università del Piemonte Orientale.

Una palazzina collegata al padiglione attualmente in uso è quella dell’ex-carcere femminile, chiuso da circa un decennio, soggetta ad evidente abbandono e il cui degrado è inevitabilmente crescente, pur essendo al centro dell’Istituto.

Occorre prevedere con urgenza prioritaria un radicale intervento di recupero degli spazi che sono assolutamente funzionali ad un complessivo riordino del carcere, delle sue attività e dei suoi servizi, in funzione detentiva ma anche e soprattutto in funzione trattamentale.

Nell’utltimo periodo si è ulteriormente aggravata – anziché risolversi – la situazione delle due aree per l’attività sportiva all’aperto: il campo da calcio e il passeggio grande sono di fatto in questo momento impraticabili: una voragine si è creata nel campo da calcio è appare oltre modo urgente un intervento di ripristino e di riadattamento funzionale.

Si regista infine, positivamente, l’attivazione, grazie all’intervento del privato sociale, del sistema di riscaldamento/raffreddamento della tenso-struttura, donata sempre dal territorio, che risulta essere l’unico spazio significativo per attività ed iniziative.

 

Saluzzo (CN) – Casa di reclusione “Rodolfo Morandi” (Regione Bronda n. 19/B)

Presenze: 344 – capienza regolamentare: 462 Tasso di affollamento: 74,45 % – percentuale di stranieri: 37,54 % Garante comunale: Bruna Chiotti

Segnalazione problematica: L’Istituto è caratterizzato dalla presenza di un nuovo padiglione affiancato al vecchio preesistente, ma solo 2 delle 4 sezioni della nuova struttura sono state aperte, inaugurate e utilizzate da circa un anno (dicembre 2016).

La carenza di personale appare essere elemento fondante la mancata apertura delle restanti due sezioni inutilizzate.

Appare sempre più critica la situazione del locale vecchia cucina: un’impianto elettrico non è più adeguato, sia per quanto riguarda la funzionalità che la sicurezza; perdite d’acqua ovunque, anche dal soffitto; le cappe d’aspirazione non sono funzionanti da anni, problema che obbliga a tenere le finestre sempre aperte per disperdere il vapore.

In considerazione del malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento ciò comporta comprensibilmente che il lavoro venga spesso svolto ad una temperatura ambientale proibitiva.

La manutenzione dell’intero apparato per cucinare che comprende bollitori, rubinetteria, ma anche i tavoli da lavoro e la pavimentazione avviene con periodicità troppo sporadica: gli stessi carrelli portavivande sono fatiscenti e vanno sostituiti.

La tettoia adiacente al cortile, dove avvengono le operazioni di carico e scarico merci, a causa della neve è pericolante, una situazione evidentemente pericolosa per gli addetti al lavoro.

Paradossalmente a fianco della vecchia cucina, da un anno chiamata a soddisfare le esigenze di due padiglioni e dei relativi ospiti, è presente una nuova cucina non attivata, ma attrezzata e, laddove si accertassero indispensabili i lavori di adeguamento prospettati per l’attivazione e l’utilizzo della nuova struttura di servizio per l’intero Istituto, un investimento sul completamento funzionale della nuova cucina renderebbe fruibili diversi spazi della vecchia e dei servizi annessi ad essa (magazzini, depositi, …) per laboratori professionali e attività formative lavorative, anche da parte di soggetti esterni.

Altre criticità importanti riguardano l’inadeguatezza degli spazi di socialità e di quelli destinati ai laboratori, formativi, lavorativi, scolastici.

E’ stato presentata dalla Istituto scolastico Liceo Artistico Statale “Marcello Soleri” un interessante ed elaborato progetto chiamato “esemplare” per la riorganizzazione di un modulo scolastico avanzato di sul modello dei poli universitari, progetto che meriterebbe una presa in considerazione per un innovativo approccio alla questione scolastica interna al carcere e che inciderebbe sull’utilizzo della struttura detentiva, anche approfittando di significativi fondi specifici del MIUR.

Si segnala infine la mancanza di attrezzature ginniche adeguate nella palestra, uno spazio utilizzato peraltro anche dagli studenti ristretti del liceo.

 

Torino – Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” (via A. Aglietta n. 35)

Presenze: 1.320 – capienza regolamentare: 1.140 Tasso di affollamento: 115,78 % – percentuale di stranieri: 43,81 % Garante comunale: Monica Cristina Gallo

Segnalazione problematica: Nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” permangono gli stessi problemi che da tempo rendono le condizioni detentive in alcune sezioni molto problematiche; in particolare le infiltrazioni di acqua piovana al SAI, il malfunzionamento degli ascensori (nella sezione femminile da ormai due anni le donne detenute sono costrette a portare a mano i pesanti contenitori del cibo per tre piani), i bagni in stato di degrado in molte sezioni (in particolare al blocco B, con evidenti segni di muffa, forte odore di fogna in sezione e rubinetteria in disuso).

Evidenziamo anche le criticità strutturali della Sezione di osservazione psichiatria “Sestante” che, malgrado le esplicite raccomandazioni contenute nel rapporto ufficiale del CPT (Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa) di settembre 2017, stilato sulle risultanze della visita ispettiva effettuata nell’aprile 2016, non sono ancora state affrontate né tanto meno risolte.

Attualmente la popolazione detenuta presente risulta superiore alla capienza, conseguentemente per ogni camera di pernottamento vengono alloggiate due persone su una metratura di circa 9 metri quadrati.

Le donne hanno raggiunto un elevato numero, sono 143 di cui 11 con figli a seguito. La sezione ICAM risulta al completo e per alcune donne con bambini si ricorre all’allocazione all’interno dell’Istituto (ex sezione Nido).

Frequenti risultano di conseguenza gli “sfollamenti” (ogni due settimana circa), effettuati anche con criteri non condivisibili, che interrompono percorsi scolastici e lavorativi intrapresi dalle persone che vengono trasferite in altri Istituti.

Sono completamente assenti i contatti audiovisivi attraverso l’utilizzo di Skype per coloro che hanno necessità di mantenere una relazione con i loro famigliari lontani, cosi come era stato raccomandato nella circolare del DAP del 2015.

A tutto ciò si aggiunge la carenza di personale, in particolare nell’area trattamentale, con eccessivi carichi di lavoro per tutta l’amministrazione, condizione che inevitabilmente si ripercuote sulla tutela dei diritti delle persone che stanno scontando la pena.

 

Verbania Casa circondariale (via Giuseppe Castelli n. 8)

Presenze: 70 – capienza regolamentare: 53 Tasso di affollamento: 132,07 % – percentuale di stranieri: 21,66 % Garante comunale: Silvia Magistrini Segnalazione problematiche: La Casa Circondariale di Verbania, collocata in un ex convento di antica data, ha mantenuto la struttura originaria composta da spazi angusti, impossibilità di espansione (assenza di cortili, strutture sportive, campo da gioco o altro), assenza interna di sale per attività culturali di qualunque genere.

A seguito del dossier presentato lo scorso anno e della conseguente attivazione sinergica, grazie al coinvolgimento di risorse private della Città, per la redazione di un progetto redatto e strutturato per la riqualificazione di un’area interna dismessa e fatiscente, è stato inviato a Roma all’attenzione della Cassa delle Ammende una richiesta di contributo di cui si ha avuto notizia di positivo accoglimento ma di cui tuttavia non vi sono ancora segni di attivazione, mentre si è persa l’occasione di un finanziamento di una fondazione bancaria locale disposta sostenere l’immediata realizzazione dell’intervento.

Esiste un’ulteriore necessità per il lavoro interno dei detenuti, ora in pesante carenza, vale a dire la creazione di laboratori interni (ad es. lavorazione ceramica o simili) che porterebbe una ventata di novità e renderebbe meno pesante la permanenza in carcere nella totale inattività: si tratta di individuare spazi in parti del carcere con celle non utilizzate e separate dalle sezioni, che pure sembrano esserci.

Si sottolinea la negatività che associa la carenza di spazi anche minimi di socialità alla quasi totale inattività dei detenuti.

 

Vercelli  – Casa circondariale (Strada Vicinale del Rollone n. 19)

Presenze: 300 – capienza regolamentare: 231 Tasso di affollamento: 129,87 % – percentuale di stranieri: 54,98 % Garante comunale: Roswitha Flaibani

Segnalazione problematica: La struttura della Casa Circondariale di Vercelli ha due caratteristiche imprescindibili: l’inadeguatezza funzionale della costruzione realizzata negli anni ottanta e una trascuratezza pluridecennale nella manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edificio.

La struttura oggi dunque appare di difficile adeguamento alle nuove normative. Solo l’ultimo piano, unico dei cinque esistenti, è stato ristrutturato ma ancora non finito.

Vi si trovano detenuti a custodia attenuta, con patto trattamentale, ma ad oggi non è ancora stata finanziata la ristrutturazione della parte (detta “corpo C”) che dovrebbe comprendere palestra, locali per attività, cucine per la scuola alberghiera.

Di fatto l’unico piano con camere di pernottamento a norma non possiede i necessari locali previsti per le attività trattamentali. A completamento di ciò il tetto del padiglione (immediatamente sopra il citato quinto piano) presenta enormi falle che creano infiltrazioni nelle sezioni ristrutturate.

Per i restanti piani è necessario ed urgente provvedere al rifacimento delle docce e predisporre la videosorveglianza a supporto della costante carenza di personale della polizia penitenziaria.

Per il padiglione femminile è stato appena finanziato ed appaltato il rifacimento del tetto che ha provocato negli scorsi anni numerosi danni alle camere, molte delle quali tutt’ora inagibili.

La situazione delle camere considerate agibili ad oggi è disastrosa per ciò che riguarda infissi, impianti, servizi. Per ciò che concerne gli impianti generali di riscaldamento, in funzione vi è solo una caldaia sulle tre esistenti, con evidenti disagi e disfunzioni.

La Caserma degli agenti ha due piani completamente inagibili e solo uno fruibile dopo una leggera ristrutturazione fatta nel corso di quest’anno.

 

CONCLUSIONI

Dati regionali: Totale presenze detenuti: 4.118– capienza regolamentare: 4.048 Tasso di affollamento: 101,72% Detenute donne: 151 – percentuale sul totale: 3,66 % Detenuti stranieri: 1.731 – percentuale sul totale: 45,10 % Il contesto strtuurale dello svolgimento dell’esecuzione penale è determinante per tutte le attività prettamente trattamentali del carcere.

Ogni progetto, iniziativa, previsione del lavoro, della formazione della scuola, della cultura, del tempo libero, del miglioramento del benessere psico-fisico, della ginnastica e dello sport sono rese possibili in primo luogo dall’esistenza di spazi, interni o esterni, adeguati e fruibili.

Le migliori progettualità, le maggiori disponibilità, si confrontano quotidianamente nella concreta realizzabilità nelle strutture penitenziari piemontesi. Il 2018 sarà il decennale dalla riforma della sanità penitenziaria, con il passaggio del servizio dal Ministero di Giustizia alle Regioni.

Dalla dialettica interistituzionale che ne è necessariamente scaturita, il confronto si è incentrato sulle relazione fra le due amministrazioni e sulle responsabilità specifiche derivanti dai diversi e concorrenti mandati istituzionali.

Un terreno di incontro e confronto è necessariamente il contesto strutturale dove il servizio sanitario viene offerto e erogato. Per questo motivo la dinamica fra le prestazioni sanitarie di base e specialistiche e i locali e le strutturazioni medico-sanitarie messe a disposizione delle tredici carceri piemontesi è elemento decisivo per un servizio efficace ed efficiente.

Da anni le amministrazioni centrali e periferiche della giustizia e della sanità parlano di “telemedicina” e di “diario clinico informatizzato” ma occorre registrare una situazione di empasse.

Inoltre realisticamente occorre qui dichiarare le problematiche logistiche che vivono gli istituti penitenziari che, tranne per i tre padiglioni di più recente costruzione (Cuneo, Biella e Saluzzo) sono generalmente logori dal sovraffollamento grave degli anni passati e dal nuovo di ritorno, e sono chiamati sempre di più a far fronte a questioni sanitarie significative, come il disagio mentale in carcere e le malattie degenerative legate anche alle lunghe detenzioni di persone anziane.

 

NB: I dati relativi per ciascun istituto e per l’intera regione sono aggiornati alla data del 14/09/2017. I soli dati relativi al numero di stranieri e alla loro percentuale sul totale regionale è riferita alla data del 10/01/2017.