“Giorgio Barberi Squarotti, il professore, il critico e il poeta” | Al Salone d’Onore di Palazzo Taffini di Savigliano, omaggio all’ultimo decano della critica letteraria novecentesca

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Le Associazioni Culturali Cenacolo “Clemente Rebora” e “Massimiliano Kolbe” – Premio di Poesia di Savigliano (Cn) Sabato 11 Novembre 2017 – Ore 16,00 presso il Salone d’Onore  di Palazzo Taffini in via S. Andrea,56 a Savigliano, organizzano il reading: “GIORGIO BARBERI SQUAROTTI, il professore, il critico e il poeta”.

Saluto di Antonio Scommegna, Presidente del Cenacolo “C. Rebora”.
Intervento di Valter Boggione (Università di Torino). Conduce Lodovico Buscatti, giornalista.

Testimonianze di Vincenzo La porta e Antonio Derro. Leggono gli Attori del Marchesato di Saluzzo.

Spazi musicali a cura del Civico Istituto Musicale “G.B. Fergusio” di Savigliano.

 

Il 9 Aprile 2017 moriva nella sua Torino Giorgio Bàrberi Squarotti, l’ultimo decano della critica letteraria
novecentesca.

Noi del Cenacolo”Clemente Rebora”, abbiamo avuto l’onore e il piacere di conoscerlo in occasione del convegno alla Sacra di San Michele nel 1991 su “Clemente Rebora” e di averlo avuto ospite in  diversi eventi del nostro percorso culturale in questi ultimi anni.

Era un uomo gentile e la letteratura  per lui era “quintessenza” della vita, un piacere che nasceva dall’accoglienza del mondo, dalla disponibilità verso  gli altri.

Ha riversato la sua sconfinata passione nella razionalità dell’equilibrio con cui bilanciava il lavoro di critico
accademico e quello di critico militante. Quest’ultimo aspetto lo rendeva assolutamente disponibile con tutti gli autori, a prescindere dalla fama o dalle alchimie del mondo letterario, e libero nel riconoscere il valore oggettivo dei testi senza pregiudizi di potere o di opportunità.

Leggeva subito le opere che riceveva e rispondeva con un giudizio  critico – in forma di lettera autografa – scevro da parole di circostanza, buone per tutti gli usi, ma dimostrando in poche righe di aver letto davvero e di aver colto l’essenza centrale del testo.
E inoltre ringraziava l’autore, per quanto sconosciuto o alle prime armi, per avergli inviato il libro.

Tale umiltà sincera e tale squisita gentilezza erano parte del suo umanesimo, di cui recano traccia evidente le migliaia di pagine lasciate in eredità al cuore e all’intelligenza dei lettori.