Cosa si fa al vivaio “Gambarello” | Un viaggio nella struttura regionale di Chiusa Pesio, una delle tre piemontesi, accompagnati dall’assessore Alberto Valmaggia e dal direttore Marco Rocca

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In Piemonte ci sono tre vivai forestali gestiti dalla Regione: il “Carlo Alberto” a Fenestrelle, in provincia di Torino; il “Fenale” ad Albano Vercellese, in provincia di di Vercelli; il “Gambarello” a Chiusa Pesio, in provincia di Cuneo.

Il “Gambarello”, con 18 ettari di superficie, è il più esteso e anche quello dotato del maggior numero di strutture fisse: due capannoni per la lavorazione e il rimessaggio delle attrezzature; quattro serre; quattro ombrai per le piante e due fabbricati per gli uffici.

Nel 2015 (ultimo dato ufficiale disponibile, ma nel 2016 non ci sono state variazioni sostanziali), i 23 dipendenti della Regione impiegati (21 a tempo indeterminato e 2 a tempo determinato da aprile a novembre), oltre alla manutenzione dei mezzi in dotazione e agli interventi lungo i sentieri in molte aree del territorio, hanno dedicato 13.914 ore alla specifica cura della vivaistica.

Il “Gambarello”, nato nel 1911, è diventato regionale negli Anni Settanta, quando il Corpo Forestale ha ceduto una parte delle sue attività agli allora nuovi Enti.

Il direttore è Marco Rocca. “Nel vivaio – spiega Rocca – produciamo soprattutto specie forestali, però a differenza della maggior parte degli operatori del settore lo facciamo attraverso la filiera completa: cioè andiamo a raccogliere i semi nei boschi di popolamento individuati dalla Regione; li lavoriamo; li conserviamo; in primavera procediamo alla semina e, poi, seguiamo la crescita dei piccoli alberi, con tutti i trapianti e le cure del caso, fino alla loro vendita. In pratica, il percorso completo”.
Quali specie producete? “Le classiche piante forestali del Piemonte: frassini; faggi; betulle; tigli, querce e, in misura minore, anche i pini. Poi gli arbusti di accompagnamento che si trovano nei boschi, come il biancospino, lo spincervino, la sanguinella”.

 

LE SPECIALIZZAZIONI
Accanto a questa attività ce ne sono due più specialistiche. La prima è la cura del castagno. Il “Gambarello”, infatti, dall’inizio degli Anni Duemila è sede del Centro regionale di castanicoltura.

“Nell’ultimo periodo – prosegue Rocca – purtroppo abbiamo dovuto affrontare la malattia del cinipide che uccideva le piante. Adesso, dovrebbe essere risolto. Anche nel caso del castagno attuiamo la filiera completa.

Dall’autunno prossimo speriamo di avere disponibili i castagni selvatici innestati con varietà locali.

Nell’attività siamo assistiti dall’Università di Torino che si attiva sul fronte della ricerca e su nuove applicazioni non ancora diffuse sul nostro territorio”.
Come è strutturato questo settore? “All’interno del vivaio si trova un campo collezione con più di cento varietà di castagno italiane, europee e di altri Continenti. Questa parte occupa un paio di ettari. Inoltre, ci sono gli spazi riservati alle sperimentazioni”.

La seconda attività specialistica è la produzione di piante micorrizate: cioè la simbiosi tra una specie arborea e un fungo, fenomeno molto diffuso in natura. Nel caso del “Gambarello” in una serra si seminano il nocciolo, il carpino nero e la roverella (un tipo di quercia) e in contemporanea le stesse specie vengono inoculate con parti di tartufo nero.

“Inseriamo le parti di tartufo nel vaso – sottolinea Rocca – in modo che germoglino insieme alle pianticelle. Se il procedimento è andato a buon fine otteniamo degli alberelli con il tartufo innestato sulle radici.

Dopo averli messi a dimora, salvo problemi nella manutenzione della tartufaia, dopo tre-cinque anni inizieranno a produrre il tubero. Si tratta di una lavorazione molto interessante e innovativa”.
C’è richiesta da parte degli operatori? “La domanda di esemplari è crescente nel Cuneese, dove ci sono territori vocati per il tartufo.

In particolare, nella zona della basse Valle Grana e di Montemale: luoghi ormai famosi e all’avanguardia per questo percorso, in quanto le condizioni del terreno si prestano bene al tipo di coltivazione”.

 

NUMERI DELLA PRODUZIONE, VENDITA E INFORMAZIONI UTILI
Sul fronte delle piante forestali la produzione è di oltre 100.000 esemplari in un anno, con la garanzia di avere la certificazione di provenienza.

La vendita può variare in più o in meno, a seconda delle richieste di grandi quantità da parte degli Enti pubblici o anche dei privati.

A volte il vivaio non riesce a soddisfarle tutte. Fino al 2012, gli alberelli venivano distribuiti gratuitamente. Ora, si pagano a prezzo di mercato.

Con un’eccezione sia per gli Enti pubblici che per i privati: l’assegnazione è a costo zero se le piante vengono utilizzate per un recupero ambientale con un progetto firmato da un professionista e se l’intervento previsto non ha ottenuto altri contributi.

Cosa si intende per recupero ambientale? “Ad esempio – precisa Rocca – per il rimboschimento di una scarpata o di un terreno franato. Non certamente per abbellire il giardino di casa”.
Nel settore castagno, il vivaio ha alcune migliaia di esemplari che, al momento, però, sono solo destinati alla ricerca. Dal 2017, avendo sconfitto il problema del cinipide, si riprende a innestare la specie con l’obiettivo anche di venderla.
A livello di piante micorrizate, invece, la produzione è di 2000 esemplari.

Il vivaio “Gambarello” è in regione Gambarello, 23, a Chiusa Pesio, in prossimità della strada che porta al Colle del Mortè. E’ aperto al pubblico dal lunedì al giovedì, dalle 8 alle 12 e dalle 13 alle 17, e il venerdì, dalle 8 alle 12 e dalle 13 alle 16. Per informazioni: 0171 734134; vivai@regione.piemonte.it

 

I CAMBIAMENTI DEGLI ULTIMI ANNI
“Fino agli Anni Settanta – dice Rocca – si facevano tantissimi rimboschimenti in montagna come i pascoli non più utilizzati, le zone soggette alla caduta di valanghe o le aree nelle quali era necessario proteggere le vie di comunicazione.

Un lavoro effettuato allora in modo capillare e che, oggi, non serve più. Anzi, per non soffocare il bosco, a volte bisogna tagliare le specie invasive.

Inoltre, le nuove generazioni, rispetto a quelle dei padri e dei nonni, non si interessano più del mantenimento in buono stato dei terreni di montagna e di collina.

Quindi, la produzione forestale è diminuita. Ma per chi opera nel settore rimane comunque sempre la grande soddisfazione di veder germogliare e crescere le piante e di seguirne l’intero percorso evolutivo.

Fino alla loro vendita. Quando, poi, chi viene a comprarle, esce dal vivaio contento, questo rappresenta il riconoscimento più bello per il nostro lavoro”.

 

L’ASSESSORE ALLE FORESTE ALBERTO VALMAGGIA
I vivai regionali sono di competenza dell’assessorato alla Foreste e, quindi, dell’assessore Alberto Valmaggia.
“Il “Gambarello” – dice Valmaggia – è una bella realtà dal punto di vista forestale, ma anche sotto il profilo della biodiversità con le piante micorrizate e il supporto per i boschi di castagno attraverso la creazione, dopo la malattia del cinipide, di una nuova filiera con le pianticelle selvatiche innestate di varietà tipiche locali di grande qualità.

Come il marrone o il garrone rosso. Il vivaio è una struttura da sviluppare ancora e da far conoscere come anello della catena utile alla conservazione del territorio”.