Le Bcc della provincia di Cuneo si preparano ad affrontare la riforma del credito cooperativo

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Un ruolo fondamentale e insostituibile per lo sviluppo del territorio, soprattutto a livello imprenditoriale. Un patrimonio storico, umano e professionale da non disperdere nel processo che porterà all’attuazione della riforma del credito cooperativo, necessaria per adeguare il sistema delle Bcc italiane ai cambiamenti globali.

Questo, in sintesi, il messaggio che è scaturito dagli interventi qualificati e di alto profilo del convegno “La riforma del credito cooperativo”, organizzato da Bene Banca venerdì 11 novembre a Bene Vagienna.

 

Dopo i saluti del sindaco di Bene Vagienna, Claudio Ambrogio, ad introdurre i lavori è stato il presidente di Bene Banca, Pier Vittorio Vietti, a cui va il merito di aver creato sul territorio la prima grande occasione di confronto sulla riforma del credito cooperativo.

 

Il tema, scottante e di forte attualità, è stato svolto direttamente da due dei massimi artefici della riforma, il presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato, Mauro Maria Marino e il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi. Alla presenza di un’ampia rappresentanza del sistema del credito cooperativo provinciale, i due relatori hanno espresso un parere positivo sia sull’inevitabilità di porre mano ad una riforma del credito cooperativo italiano, sia sui suoi contenuti finali, a pochi giorni di distanza dall’uscita dei decreti attuativi resi noti dalla Banca d’Italia. Nell’auspicare che le Bcc italiane trovino, nell’interesse comune, una soluzione unitaria alla costituzione del gruppo bancario, sia Azzi che Marino hanno evidenziato come il buon esito della riforma sia stato favorito dalla forte collaborazione dimostrata fin dal principio da Federcasse, che, svolgendo un ruolo partecipe e propositivo con il Governo – tanto che ha senso parlare di auto-riforma -, ha evitato che la riforma venisse subita anziché realizzata insieme.

 

Sullo stesso tenore gli interventi del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, che ha incoraggiato le Bcc a non aver paura del cambiamento in quanto tutto ciò che aiuta a migliorare la capacità di selezione delle persone fa bene al sistema delle banche e delle imprese. Il presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello, ha posto l’accento su un’altra caratteristica specifica delle Bcc italiane, quella della solidità, emersa in modo particolare nel momento in cui altre frange del sistema bancario italiano hanno dato segni di cedimento. Giovanni Quaglia, nelle vesti di docente dell’Università degli Studi di Torino e socio storico di Bene Banca, ha suscitato un applauso spontaneo del pubblico quando, sottolineando l’importanza della comunità che circonda ogni Bcc, ha stigmatizzato che se a determinare l’accesso credito sono gli algoritmi e non le persone, difficilmente si riesce ad andare lontano.

 

Nel merito più specifico dei contenuti critici della riforma, l’attenzione si è poi spostata sulla divergenza tra la le caratteristiche delle Bcc italiane (cooperazione, mutualismo, legame al territorio, importanza delle persone, etc.) e le linee guida della riforma del sistema bancario dell’Unione Europea, indirizzato verso una globale standardizzazione e verso la nascita di pochi grandi gruppi bancari finanziari e internazionali. Il timore di una perdita dell’autonomia delle Bcc italiane nei rapporti con la capogruppo è stato chiarito e smentito a chiare note dall’economista Luciano Matteo Quattrocchio, autore di un ampio studio sulla riforma del credito cooperativo. Il docente universitario, da una parte ha rimarcato la necessità di una capogruppo per garantire il rispetto delle regole da parte di tutte le Bcc affiliate, dall’altra ha fatto notare come, in piena applicazione del principio della meritocrazia, i problemi di autonomia potranno eventualmente riguardare quelle Bcc che escono dall’ordinamento. Un monito che suona come una rassicurazione per le Bcc della provincia di Cuneo, riconosciute come modello virtuoso a livello nazionale.