La morte del prof. Camuzzini, luminare di Medicina Nucleare | Il ricordo dell’attuale primario del S. Croce di Cuneo, Alberto Biggi

0
905

Il primario del Santa Croce di Cuneo Alberto Biggi scrive in ricordo del Prof. Camuzzini luminare di Medicina Nucleare – “Gianfranco Camuzzini non è più tra noi, se ne è andato in silenzio.

Era nato nel 1937 a Savona e dopo essersi laureato, giovanissimo, in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Genova, ha conseguito diverse specializzazioni tra cui quella in Medicina Nucleare che è stata la scelta della sua vita. Per seguire i suoi sogni ha girato il mondo; nel 1965, fu inviato dall’Università di Genova presso l’Università delle Ande, a Merida, in Venezuela per fondare l’Istituto di Medicina Nucleare che ha poi diretto per alcuni anni; in Venezuela è nato il figlio Dario; dopo avere conseguito l’American Board of Nuclear Medicine nella Cornell University di New York, è stato professore nella facoltà di Medicina e Chirurgia di Alberta e Specialist Senior Radiology nel Cross Center Institute di Edmonton in Canada.

In tutte queste avventure gli è sempre stata accanto la moglie Vita, instancabile compagna di interessi e di scoperte.

Con queste esperienze uniche per la realtà italiana di allora è arrivato a Cuneo nel 1974 dove esisteva già una piccola attività di diagnostica Medico Nucleare all’interno della Divisione di Medicina Interna. Diventato Primario della Medicina Nucleare fin da subito, grazie alle esperienze fatte all’estero, diede le linee di indirizzo di quella che diventerà nel corso degli anni una delle Medicine Nucleari più avanzate non solo del Piemonte.

 

Furono determinanti l’entrata in organico di un fisico, l’innovazione tecnologica con l’introduzione della prima gamma camera, la ricerca clinica applicata, l’evoluzione della diagnostica (i primi studi cardiaci in Italia furono fatti a Cuneo) e l’idea di una medicina nucleare che vede integrate nel suo contesto figure professionali con competenze diverse: medici, fisici, chimici, biologi, farmacisti ….

E queste idee innovative le mise a disposizione e le introdusse anche all’interno della Società di Medicina Nucleare di cui è stato presidente negli anni 90. Erano, quegli anni, periodi di grandi innovazioni e di grandi cambiamenti e ricordo le infinite discussioni con gli amici di allora, Ferlin, Masi, Fazio e Madeddu.

 
A fine anni novanta quando si incominciava a sviluppare a livello internazionale la tomografia ad emissione di positroni, quella tecnica diagnostica che cambierà negli anni successivi l’approccio diagnostico e terapeutico del paziente oncologico, sviluppò e portò a termine, grazie al supporto economico e progettuale indispensabile dell’Azienda Sanitaria allora diretta dal dr. Moirano, un progetto estremamente importante.

Si voleva dotare la nostra azienda di questa nuova e indispensabile metodica diagnostica. Era la quarta installazione in Italia. Il progetto era molto complesso perché prevedeva la costruzione di un bunker, l’istallazione di ciclotrone per produrre gli isotopi radioattivi , di una radiochimica per produrre i radio-farmaci e di un tomografo PET per effettuare gli esami. Quanto tempo è intercorso tra progettazione, realizzazione e l’effettuazione del primo esame due anni e mezzo! Un record nazionale ma siamo a Cuneo.
Dopo questa fatica si ritirò nella sua casa di Castelletto Stura con la cara Vita , il figli Dario e le due nipoti. Caro Gianfranco ci hai lasciato una eredità complessa, difficile ma entusiasmante e piena di nuove prospettive che abbiamo cercato e cerchiamo ancora di sviluppare e di far crescere.
Ci hai insegnato la necessità di studiare e di approfondire sempre, il rigore intellettuale. Ricorderemo di te il carattere burbero ma il cuore sensibile.

La sua ultima risposta, quando gli chiesero, qualche anno fa, “quando si muore, dove si va?” fu “Risposte certe non ce ne sono. Fino a prova contraria, nessuno è mai tornato da dove era partito, ad eccezione di Gesù Cristo. Essendo credente, ritengo che l’anima non si perda nel nulla, però la Medicina Nucleare non è in grado di vederla”.
Ciao Gianfranco