Torino: “frode Carosello” all’Iva, 4 arresti e 36 società coinvolte per fatture fittizie per oltre 300 milioni di euro

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Associazione per delinquere finalizzata al reato di frode fiscale transnazionale, emissione ed utilizzo di fatture false per oltre 300 milioni di euro, omessa presentazione della dichiarazione e mancato versamento dell’IVA: queste le accuse che, il 20 novembre 2015, hanno fatto scattare le manette ai polsi di 4 persone, domiciliate a Torino e Napoli, componenti di un sodalizio ritenuto responsabile di una frode “carosello” all’IVA nel settore dei metalli non ferrosi.

 

 

I militari del Nucleo Polizia Tributaria Torino, all’esito di indagini di polizia giudiziaria condotte per oltre un anno, coordinate dalla locale Procura della Repubblica ed intraprese a seguito di un’analisi di rischio dell’Agenzia delle Dogane collegata ad un’attività di verifica doganale, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale del capoluogo piemontese, dr.ssa Elena Rocci, nei confronti di F.P. (40 anni, in carcere), imprenditore napoletano, A.M. (69 anni), F.T. (68 anni) e L.M. (48 anni), commercialista, questi ultimi agli arresti domiciliari.

 

Il Tribunale del riesame di Torino, in data 4 dicembre 2015, ha confermato la legittimità del provvedimento. Anche il promotore dell’associazione, l’imprenditore napoletano F.P., nel corso di due interrogatori, il primo tenutosi il 15 gennaio u.s., a cui hanno preso parte anche magistrati della Procura della Repubblica di Napoli, dove risulta altresì indagato, ed il secondo in data odierna, ha ammesso le proprie responsabilità confermando il meccanismo truffaldino disvelato dai Finanzieri. Nel corso delle investigazioni sono state segnalate all’A.G. di Torino, per i reati di cui agli artt. 2, 5, 8 e 10-ter del D.Lgs. 74/2000, nr. 39 persone fisiche ed è emerso il coinvolgimento di nr. 36 società. Allo stato, sono state individuate fatture per operazioni inesistenti per un importo di oltre 300 milioni di euro, che hanno consentito agli arrestati la percezione dei proventi illeciti pari all’imposta sul valore aggiunto non corrisposta. Gli indagati hanno svolto vari ruoli nell’ambito del dispositivo fraudolento scoperto dalle Fiamme Gialle, che si è avvalso di numerose società cd. missing trader. Con questo termine vengono identificati i soggetti economici (solitamente società a responsabilità limitata e con amministratore un mero “prestanome” o nullatenente), caratterizzati da una “vita breve”, sconosciuti al Fisco, con una forte posizione debitoria dell’IVA che, sistematicamente, non viene versata all’Erario.

 

La frode cd. “carosello” sfrutta il particolare meccanismo di applicazione dell’IVA per le operazioni in ambito comunitario, che esclude la detrazione del tributo in caso di acquisto effettuato da un fornitore dell’Unione Europea. Per consentire all’impresa acquirente di fruire, anche in tali casi, della detrazione dell’IVA, viene allora interposto “fittiziamente” un soggetto italiano nell’acquisto dei beni tra il soggetto comunitario, reale venditore, e l’effettivo cliente residente in Italia. Quest’ultimo riceve, nei fatti, la merce dall’operatore dell’Unione Europea ma “sulla carta” la acquista dal “prestanome” (c.d. “missing trader”), che emette una fattura con IVA, senza però versarla, mentre l’acquirente la detrae.

 

Nel caso specifico, la peculiarità della frode accertata è stata quella di interporre fittiziamente ulteriori società estere (c.d. buffers) tra il reale fornitore comunitario e le società “cartiere” italiane, con la specifica finalità di rendere più complessa la ricostruzione delle reali operazioni commerciali. Le indagini hanno poi permesso di acclarare che sia le società estere fittizie (formalmente operanti in Lettonia, Croazia, Slovacchia, Cipro, Repubblica Ceca e Regno Unito), sia le società italiane acquirenti dall’estero erano gestite, di fatto, in un unico ufficio, sito nel centro di Torino.

 

Infine, sulla base degli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza aventi ad oggetto le disponibilità degli indagati, frutto dell’attività illegale, il medesimo Giudice ha disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, dei beni mobili ed immobili nonché di tutti i valori di proprietà, riconducibili ai due soggetti promotori e costitutori dell’organizzazione, per un valore complessivo di oltre 15 milioni di euro: pertanto, sono state poste in sequestro quote di nr. 30 appartamenti siti nel Comune di Napoli e nr. 40 appartamenti e 5 terreni siti in Provincia di Napoli.

 

c.s.