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Mondovì: scampato da morte certa, trova i suoi salvatori 25 anni dopo. Una bella storia a lieto fine

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Il 16 dicembre 1987, in una serata nebbiosa con visibilità massima 0/5 mt – così recita il bollettino meteo dell’epoca – lungo la strada statale che porta dal torinese nella Granda nel comune di Carignano (TO) avvenne un violento scontro frontale fra due auto.

Il bilancio fu tragico: tre feriti gravi ed un morto sul colpo, ma soprattutto un veicolo in fiamme nel quale, privo di sensi ed incastrato, vi era uno dei tre feriti.
Le persone accorse sul posto, tramite il telefono di una vicina area di servizio allertarono i Carabinieri, ma nessuno dei presenti trovò il coraggio d’intervenire: l’auto era in fiamme e tutti temettero di restare coinvolti in quella che sembrava sempre di più un’imminente esplosione.
La pattuglia della Stazione Carabinieri di Carignano era poco distante e venne dirottata sul posto. Due/tre minuti, dissero i testimoni, e due ragazzi dell’Arma arrivarono sul posto. Erano giovani e con poca esperienza – di 22 e 24 anni ed in totale non avevano dieci anni di servizio – ma capirono che non si doveva perdere tempo. I due militari divelsero la portiera dell’auto usando altri rottami lì presenti ed estrassero, malconcio ma ancora vivo un ferito. Iniziarono a trascinarlo distante, giunti in prossimità della scarpata della strada puntuale arrivò l’esplosione del serbatoio della vettura: la fiammata lambì i tre parzialmente investendoli poiché provvidenzialmente si erano gettati nella scarpata; per puro miracolo si salvarono.

 

Per il loro gesto di eroismo i due militari vennero insigniti della medaglia di bronzo al valor civile con questa motivazione: “intervenuto unitamente a parigrado a seguito di grave incidente stradale, con fredda determinazione e cosciente sprezzo del pericolo, non esitava a forzare la portiera di una vettura in fiamme, riuscendo a trarre in salvo una persona priva di sensi rimastavi imprigionata all’interno” .
La persona salvata era un impiegato della SIP in procinto di trasferirsi da Torino a Cuneo con la moglie e due figli in tenera età. Negli anni a seguire diventa uno dei massimi dirigenti della Telecom, ha una terza figlia e riesce ad aiutare concretamente anche la famiglia sconvolta dalla tragedia dalla quale lui è invece scampato. Sin da subito il miracolato – come lui si definisce – cerca dei suoi due angeli custodi vestiti da carabiniere – come lui li chiama – per ringraziarli di persona, ma sono gli anni di piombo ed avere notizie di un carabiniere non è cosa facile, anzi anche per lui diventa impossibile. Negli anni ci prova ancora, ma l’esito alle sue domande è sempre lo stesso: non sappiamo dove siano… forse non sono più in servizio…..

 

L’uomo è ora in pensione e la figlia più piccola – quella che non sarebbe nata se lui non fosse stato salvato dai due carabinieri – gli promette di aiutarlo a rintracciare i suoi salvatori. Tramite un social forum ne rintraccia uno che, una volta contattato – dopo un’iniziale diffidenza – gli da i riferimenti per trovare anche l’altro commilitone.
Siamo alla mattinata scorsa, ed il Dott. Mario PERLA, pensionato Telecom di Boves (CN) suona alla Caserma di Mondovì (CN) e chiede del carabiniere Matteo RUSSO. I due si incontrano, si ritrovano e si commuovono: dopo ventotto anni, l’uomo salvato da morte certa che non ha mai smesso di cercarlo, ritrova il giovane carabiniere, ora brigadiere, per dirgli semplicemente: Grazie.
In primavera anche l’altro angelo in uniforme, ora brigadiere e capo equipaggio al Nucleo Radiomobile della Compagnia di San Vito dei Normanni, grosso centro del brindisino, Carmelo DEVICIENTE, verrà nella provincia Granda: finalmente tutti i protagonisti di questa bella storia s’incontreranno.

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