Alle porte di Bra un albero “giallo-rosa” nato dai tappi di sughero: un omaggio al territorio Unesco

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Quattro per ventimila. Questa la moltiplicazione che ha portato all’ingresso della Città della Zizzola la filosofia dell’Expo della vita e della sostenibilità.

 

Il risultato è un albero costruito con oltre 20.000 tappi di sughero (per la precisione 20.600) e slanciato su quattro metri di altezza, al centro della rotonda di via Piumati e gestita da Bra Servizi alle porte del territorio urbano con soluzioni di volta in volta tematiche. A tenere saldi i tappi, determinando la sagoma del tronco e dei rami a dimensione naturale, cento metri di filo d’acciaio e 600 fascette fissanti. Il tutto al cento per cento ecologico e recuperato, per un inno al simbolo dell’Expo e un omaggio alla stagione autunnale in cui la caduta delle foglie prelude agli addobbi invernali, alle luci natalizie e a nuove fioriture, nel paesaggio Unesco come nei contesti socio economici.

 

Al bando le malinconie, per dare spazio alla Vita che ogni volta si rigenera negli affetti come nei cicli biologici e stagionali agevolati dalle più moderne soluzioni tecnologiche di ripristino dell’ecosistema. Questa la filosofia che il Gruppo fondato e amministrato da Giuseppe Piumatti applica in ogni tassello della propria attività: “Vita che deve tornare a rifiorire anche dopo i trapassi stagionali più ostili, ma che per questo ha bisogno di simboli e fatti che riportino la Fiducia. Ognuno di noi può essere parte di un grande albero capace di resistere a tutte le intemperie, non limitatamente a sei mesi, ma sempre”, è la dichiarazione di Giuseppe Piumatti: “Compito di qualsiasi politica è la difesa della Vita intesa come speranza di presente e di futuro, sia essa la vita di una persona o di una impresa, due entità che spesso coincidono.

 

Certi dati nefasti, anche nelle realtà a noi più vicine, ci dicono che non è così purtroppo, e allora per riacquisire imponenza e longevità occorre in ogni settore lo stesso lavoro che porta un tappo di sughero di pochi centimetri a diventare alto quattro metri e ramificarsi”. Una metafora alla cui concreta realizzazione ha concorso il lavoro di Laura Zavattaro, di Valerio Capriolo e e di tutti quanti hanno apportato e assemblato doviziosamente i materiali.

 

c.s.