Ogni volta la stessa storia. Sgradevole, fastidiosa. Lei rientrava a casa e lui, dal giardino accanto, protetto dalla siepe, la insultava: “Buongiorno gran...” e giù quella parolaccia cattiva, pescata nel calderone dei volgari sinonimi della più antica professione al mondo. La signorina, per un po’, ha ignorato e sopportato, sperando in cuor suo che lo screanzato si stancasse. Niente invece, ogni volta puntuale come un cucù svizzero, persino se la poveretta era accompagnata da parenti o amici. Così, stanca lei, s’è rivolta al tribunale, ottenendo legittima (e in verità scontata) soddisfazione. Un simbolico risarcimento di cento euro...