Incontro sui rischi dell’amianto a Roccavione

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Occorre sensibilizzare gli amministratori pubblici e i cittadini sulla necessità di rimuovere l’amianto ancora presente in numerose strutture. Infatti, più passa il tempo e maggiore è il pericolo di ammalarsi respirandone le piccole particelle che si creano in seguito allo sbriciolamento del materiale.

 

 

Si può riassumere in queste due riflessioni l’incontro organizzato dall’Unione Montana Alpi Marittime nella Sala consiliare del Comune di Roccavione sul tema “L’amianto: quali rischi?”. All’iniziativa, coordinata dalla sindaca di Roccavione, Germana Avena, sono intervenuti l’assessore regionale all’Ambiente, Alberto Valmaggia, il direttore del Dipartimento Arpa di Cuneo, Silvio Cagliero, il presidente dell’Uncem, Lido Riba, il presidente dell’Unione Montana, Massimo Burzi, i sindaci di Entracque e di Limone, Gian Pietro Pepino e Angelo Fruttero, il vice sindaco di Vernante, Gian Piero Dalmasso, e il presidente del Parco Alpi Marittime, Paolo Salsotto. Oltre ai rappresentanti di altri Comuni. Dopo l’introduzione dei lavori da parte di Avena (“Come amministratori pubblici abbiamo il dovere di fornire una corretta informazione ai cittadini sui pericoli che corrono per la presenza dell’amianto negli edifici”), l’assessore Valmaggia ha ripercorso le tappe che hanno portato all’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio di Palazzo Lascaris, nel marzo 2016, dopo 8 anni di attesa, del Piano Amianto regionale 2016-2020. “L’obiettivo – ha detto – è di rendere il Piemonte libero dal materiale nocivo alla salute, sollecitando Enti locali e privati ad effettuare la bonifica nel tempo più rapido possibile. Il Bilancio regionale 2017 prevede delle risorse su questo capitolo”.
Poi, ha spiegato i motivi per cui sono state individuate le cave e le miniere dismesse (600 in Piemonte e 179 in provincia di Cuneo), che potrebbero essere utilizzate come discarica del materiale. “Si tratta – ha detto – di siti potenziali, ma se i Comuni si oppongono al loro uso nessuno li obbliga a dare il consenso. Il caso Roaschia delle ultime settimane non esiste. Anche perché la proprietà del terreno è dello stesso Comune, quindi se dice no è no.

 

Ma l’amianto è un materiale naturale presente sotto le nostre montagne, che diventa pericoloso all’esterno respirandone le parti frantumate. Di conseguenza, quando lo si toglie dagli edifici, se “impacchettato” in condizioni di sicurezza, il posto migliore per renderlo innocuo è metterlo di nuovo a dormire sotto terra”.
Il direttore dell’Arpa, Cagliero, si è soffermato sugli aspetti tecnici del problema. E ha aggiunto: “Sull’amianto bisogna individuare il percorso del bene comune. Concentrarlo, con modalità sicure, in pochi punti di raccolta sottoterra è la soluzione. Fidandosi di chi fa il proprio mestiere con serietà e non credendo a quanti diffondono allarmismo”.
L’iniziativa è stata utile per chiarire molti aspetti del tema e avere maggiori e concreti elementi di valutazione.

 

LA MAPPATURA DELL’ARPA E LA SITUAZIONE IN PIEMONTE E IN PROVINCIA DI CUNEO
Sul sito http://webgis.arpa.piemonte.it/amianto_storymap_webapp/ è disponibile la mappatura, avviata nel 2013 e tuttora in corso, relativa alla presenza di amianto in Piemonte realizzata dalla Regione e dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa). Sono stati presi in considerazione i Comuni con più di 10.000 abitanti e vicino a distretti industriali e territoriali rilevanti. L’ambito di indagine complessivo dell’Arpa si è esteso su un’area di oltre 9.000 kmq, coinvolgendo completamente o parzialmente 600 Comuni per un totale di oltre 3 milioni di abitanti: più del 70% della popolazione piemontese. Il telerilevamento sulle coperture, completato nell’intera area di studio regionale, ha individuato la potenziale presenza di 128.323 casi. Di questi, 80.068 sono stati oggetto di sopralluogo e verifica individuando la presenza di cemento-amianto in 38.165 punti. Le bonifiche già effettuate sono 7.860 e quelle in corso 189.

 

Nella provincia di Cuneo l’indagine ha riguardato 130 Comuni. E’ stata evidenziata la potenziale presenza di 25.626 casi. L’attività di verifica, condotta in 20.066 punti, ne ha riscontrato 7.229 in cui è presente il cemento-amianto. Le bonifiche già effettuate sono 1.017 e quelle in corso 7.