Un altro anno impegnativo per l’astigiano

La non rosea situazione attuale e le prospettive per i prossimi mesi analizzate dal presidente dell’Unione industriale, Erminio Renato Goria
Anche ad Asti e provincia le maggiori incognite relative al 2012 riguardano l’economia e l’industria. “IDEA” ne ha parlato con il presidente dell’Unione industriale astigiana, Erminio Renato Goria. Presidente, che momento vive l’industria astigiana nel panorama della crisi nazionale? «La provincia di Asti attraversa una crisi abbastanza simile a quella che stanno vivendo le altre aree sia del Piemonte che delle regioni più industrializzate, con un tasso di diminuzione della produzione pari al 25 per cento». Che anno è stato il 2011?
«I segnali negativi erano emersi già nel 2007-2008 toccando punte massime di flessione soprattutto nel 2009 con diminuzioni della produzione del 50% e, in alcuni settori, persino dell’80%. Il 2010, dopo un primo semestre di stagnazione, aveva dato cenni minimi, ma pur sempre significativi, di ripresa nel secondo semestre, prolungatisi nei primi mesi del 2011 e lasciando intravvedere la conclusione del periodo funesto. Purtroppo così non è stato perché, nel secondo semestre 2011, la flessione si è riproposta in tutta la sua eccezionale gravità, accresciuta dalla crisi dei debiti sovrani degli Stati europei, in particolare dell’Italia, ripercossasi sul sistema creditizio, con un evidente peggioramento delle condizioni finanziarie che dovrebbero incentivare le imprese a investire e a crescere». A suo parere cosa si può prevedere per l’anno appena iniziato? «Credo che il 2012 sarà ancora parecchio difficile, ma non dovrebbe toccare ulteriormente quelle imprese che, avendo già superato quattro anni di grave crisi, hanno affrontato, per forza di cose, una “selezione naturale”. L’aggravante per il nuovo anno sarà tuttavia costituita dalle difficoltà di ricorrere al credito perché, con la stretta creditizia, i tassi saliranno di circa quattro punti rispetto al passato e le banche finanzieranno solo le imprese che daranno solide garanzie di solvibilità dei pagamenti». Quali sono stati e quali saranno i comparti più penalizzati e quali quelli che hanno avuto e avranno un maggior respiro?
«I settori edilizio-immobiliare e quello dei prodotti durevoli hanno risentito di più di questa lunga crisi e hanno ancora grandi difficoltà, mentre le aziende che producono beni di consumo legati ad esempio all’agroalimentare e all’enologia, punti di forza del nostro territorio, saranno meno attaccabili, avendo prospettive di crescita e di solidità maggiori. Sarà tuttavia fondamentale anche per le imprese operanti in questi ambiti riuscire a mantenere una qualità elevata non solo nel prodotto che le caratterizza, ma soprattutto nell’ambito delle fasce di prezzo in cui operano. L’azienda che non riuscirà a essere competitiva nella propria fascia di prezzo, basso, medio o alto che sia, uscirà automaticamente dal mercato». Quali sono le problematiche e le difficoltà più lamentate dagli imprenditori aderenti all’Unione? «L’eccessiva rigidità dei contratti di lavoro, che si riflette inevitabilmente su una palese diseguaglianza degli stessi, e la difficoltà del ricorso al credito e di reperire comunque risorse dalle banche. Su questo secondo aspetto proprio per venire incontro alle esigenze delle 250 imprese associate, quando ho assunto la presidenza dell’Unione, nel 2009, ho sottoscritto con otto istituti di credito una serie di convenzioni per progetti e finanziamenti a medio e lungo termine: prodotti finanziari legati in qualche modo alla galassia dei problemi aziendali. Con Intesa-San Paolo, dopo l’accordo a livello di Confindustria Roma, sono state inoltre recepite ai livelli regionale e provinciale tre importanti convenzioni mirate alla crescita e allo sviluppo».
Qual è l’augurio che si sente di esternare al mondo del lavoro e dell’imprenditoria astigiano per ritrovare nuova fiducia e vigore per il futuro? «Soprattutto che nel 2012 si riscontrino davvero le condizioni ideali per gli imprenditori per fare unicamente gli imprenditori, senza più essere soffocati da una burocrazia eccessivamente costrittiva. L’apparato burocratico-amministrativo e quello dei controlli devono operare per far rispettare leggi e normative in vigore, questo è pacifico, però è altrettanto necessario che l’imprenditore non abbia a che fare con un sistema ostile all’azienda, bensì orientato a favore della stessa, per ritrovare fiducia anche in coloro i quali gestiscono la cosa pubblica».