sabato, 19 maggio 2012|

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Sobriamente congelati

Le condizioni meteo mettono in dubbio la fondatezza dell’allarme per il riscaldamento globale. Ma forse siamo soltanto ignoranti che non sanno cos’è la climatologia...

Ecco uno stimolante intervento di Franco Battaglia uscito alcuni giorni fa su “Il giornale”: «I media vi stanno raccontando un mucchio di frottole. Manovrati da oscure lobby massoniche, forse eversive, riferiscono che fa freddo e che temperature di -20 gradi hanno ucciso, in due giorni, 36 persone a Belgrado, 18 a Kiev e 10 a Varsavia. Balle. La verità è, ci informano gli esperti di clima, che il pianeta ha la febbre e che è il riscaldamento globale la vera minaccia. Lo scoop di oggi è che i professori pare abbiano cambiato idea e le nostre emissioni, con global warming a seguito, saranno la nostra salvezza: contro la ventura era glaciale. Il dibattito, signori, è aperto. Staremo meglio con più CO2 o con meno? E le foche? Tutti d’accordo che dobbiamo salvarle (oltre all’intero pianeta, va da sé), ma come? Con più o con meno CO2? E se le foche ne volessero di più e gli albatros di meno (pare che col riscaldamento climatico volino meglio), che facciamo? Il climatologo. Al suo cospetto, Amleto era l’uomo delle certezze. C’è quello laureato in agraria che, addobbato con farfallino alla Scaramacai, strologa in televisione. E c’è il dottore in ingegneria che, non sapendo come fare l’ingegnere, s’è dato alla climatologia. Come biasimarli? Se Al Gore ci ha preso il “Nobel”...

Ogni università ha il suo, da Milano a Torino, da Trento a Firenze, da Bologna a Roma. In tutto sono un paio di dozzine, ma si fanno notare. Ce li dobbiamo tenere? Di più: dobbiamo coccolarceli. Stanno lì a monito per tutti noi, con la cruciale funzione di non far passare sotto oblio una verità che deve rimanere sempre viva: i fessi del mondo si trovano ovunque, e con uguale frequenza, tanto tra gli analfabeti quanto tra i dottori. Ci avvertono che la loro stravagante congettura non è minimamente scalfita perché, innanzitutto, non è vero che fa freddo: lo stes­so e di più ci fu nel 1991, nel 1979, nel 1956, nel 1929, e chissà quante altre volte nel passato, dicono. Giusto. Neanche li sfiora il sospetto che è proprio per questo che il clima di oggi è nella perfetta norma con il clima degli ultimi 2.000 anni. Cioè, siamo in emergenza climatica non più di quanto lo fossero i sudditi di Carlo Magno. Ci bacchettano che bisogna distinguere tra clima e meteo. Giusto. Sentite che dicono: “Il clima è ciò che ci si attende, il meteo ciò che arriva; il clima ti dice quali abiti acquistare, il meteo quali indossare”. L’autore di questi dotti distinguo fu un americano che, avendo fallito gli studi di scienza (nel senso che, iniziatoli, mai li portò a compimento), si dette alla fantascienza e, manco a dirlo, alla climatologia. I suoi sodali non sono neanche sfiorati dal sospetto che, se ciò che arriva è diverso da ciò che i climatologi dicono bisogna attendersi, allora, forse, quei climatologi dicono bischerate. La verità è che la climatologia si occupa del bilancio energetico della Terra. Ma finché registra variazioni di clima che sono di qualche decimo di grado nell’arco del secolo, non v’è alcuna ragione, neanche pallida, per doversi considerare in emergenza, sia perché le temperature locali del pianeta hanno variazioni dell’ordine di 100 gradi, da -50 ai poli a +50 all’equatore, sia perché le variazioni climatiche degli ultimi quattro secoli sono della stessa entità di quelle occorse nei quattro secoli ancora precedenti.

Quella di poter controllare il clima è solo un’idea fissa dei fessi. Se vi imbattete in costoro, però, non contradditeli, ché potrebbero essere pericolosi: sono catastrofisti sull’orlo di una crisi di nervi». Va detto, e del resto leggendo quel che scrive non è difficile da credere, che una fetta della comunità scientifica non ha una considerazione molto elevata del professor Battaglia, il quale è stato anche sostenitore dell’energia nucleare. Il metro di giudizio per stroncarlo in via definitiva? «è un amico di Berlusconi».