sabato, 19 maggio 2012|

9 visitatori adesso

 
 
| Meteo: Previsioni provinciali e regionali | Farmacie: orari, indirizzo e cartina

Roberto Garrone, una carriera in ascesa con “Ritz-Carlton”

Roberto Garrone, una carriera in ascesa con “Ritz-Carlton” è il direttore del comparto “food and beverage”.

Da Vezza d’Alba a Hong Kong: circa 12.000 chilometri, dodici ore di volo e un sogno. Nel mezzo un curriculum vitae invidiabile. Completati gli studi presso il Centro di formazione professionale alberghiero di Barolo, Roberto Garrone decise di affinare la propria formazione all’estero. «Il grande fascino per le lingue straniere», confessa Roberto, «è stato per me fondamentale. Par­tire appena sedicenne per la mia prima stagione estiva fu un grande sacrificio, ma fu grazie a quella esperienza, maturata al fianco di un grande maestro come Clau­dio Molinari, che intravidi quale poteva essere la mia strada».

Il primo pensiero è per il “Suvretta House” di St.Moritz, luogo di partenza del lungo cammino. Dalla Svizzera alla Germania, dall’Inghilterra al Vietnam, dalla Cina a Hong Kong. Una carriera in piena ascesa e u­na serie di titoli da mostrare con orgoglio, come la vittoria del 2005 al “Best european sommelier” a Colonia. L’avresti mai immaginato? «No, nemmeno nei sogni. La mia prima esperienza internazionale fu a Londra: al mattino frequentavo il “Westminster college” e dal pomeriggio lavoravo sino a tarda notte. Dal ristorante italiano all’albergo per realizzare il mio sogno: dirigere un hotel». Da cameriere a direttore il passo non è breve, ma per Roberto tutto si può fare, basta volerlo.

«La mia passione per i vini è figlia della terra di Langa e Roero, completata dalla specializzazione nei prodotti di nicchia maturata in Germania. Sono arrivato nel 2004 ad Hong Kong, subito dopo la Sars (influenza aviaria, ndr) e nel 2005 sono stato assegnato all apertura del “Park Hyatt” di Saigon. Nel 2007 sono stato promosso sommelier per il gruppo in Asia, con base a Pechino per l’apertura del “Park Hyatt” di quella città, il palazzo piu alto della capitale cinese. In estremo oriente tutto si può. Il business non manca e le persone spendono molto per mangiare. Pagare 200 euro per una bottiglia di vino è normale... Hong Kong è una città di banche, assicurazioni, grandi società finanziarie: un trampolino per la Cina, dove i numeri di certo non mancano». Una città internazionale, una città che non dorme mai. «Qui si mangia a tutte le ore. La cena rimane il pasto principale, ma viene seguita da un “supper” a mezzanotte e da un secondo “supper” alle 3 di mattino. Lo si fa per seguire le aperture dei mercati azionari americani». Qual è il rapporto di Hong Kong con il vino?

«La città vuole provare, sperimentare. Quando sono arrivato si bevevano soprattutto i francesi, Bordeaux o comunque di Borgogna. I rossi italiani sono arrivati grazie ai grandi nomi e tra i piemontesi su tutti Gaja, Conterno e Sandrone. Barolo e Barbaresco hanno spianato la strada e ora il mercato reclama altri prodotti, dal Dolcetto alla Barbera, partendo dal Moscato bevuto spesso come aperitivo, un mosto semifermentato, dolce, ma non troppo, che aiuta la salivazione. Tanti cinesi non sono abituati a bere vino, basti pensare che il vino cinese corrisponde alla nostra grappa: “yellow wine” e “white wine”, entrambi distillati d’uva». Una cultura che però esprime grandiosi progressi aiutati dal forte potere finanziario: «Sulle colline della penisola di Kowloon vi sono numerose ville di facoltosi imprenditori costruite pensando anzitutto alla cantina. Non volevo crederci, ma dopo averlo visto non posso che confermare. Ci sono case con tre livelli sottoterra, l’ultimo dei quali adibito alla conservazione del prezioso nettare. Parlo di collezioni private con oltre 200 mila bottiglie, sale computerizzate a umidità e vibrazioni controllate. Da fare invidia a numerose enoteche!». Cosa devono fare i produttori italiani per conquistare la Cina? «Quando esiste un buon lavoro di marketing i prezzi, anche elevati, possono essere sostenuti e non dobbiamo vere paura di lanciare i nostri prodotti. Ciò che facciamo in Italia con la moda occorre riuscire a farlo anche con il vino. Qualità ed eccellenza devono essere valorizzate. D’altronde già ora i prodotti di media-alta gamma sono venduti agli stranieri, mentre la nostra cultura porta invece a intendere il vino come prodotto di quotidianità».

E il tuo futuro? «L’Italia è sempre nel mio cuore, la mia famiglia e i miei amici. Dal punto di vista lavorativo, però, penso che l’Asia per ora sia un continente “esplosivo”, ricco di grandi opportunità da sfruttare. Non so dopo cosa potrà arrivare... Un giovane come me in nessun altro posto al mondo potrebbe svolgere il mio ruolo». Ma non finisce qui...

«Nel 2012 “Ritz-Carlton” attiverà trenta sedi in tutto il mondo e potrò girare per seguirne le aperture. Potrei tornare in Europa, magari a Vienna. Nel frattempo dedico il tempo libero alla costruzione di un’applicazione su Apple che possa facilitare la presentazione di una carta dei vini». La filosofia, in fondo, è banale, spiega Roberto Garrone. «Ci deve sempre essere un po’ di fortuna, ma la si trova soltanto se si cerca... Devi fare il primo scalino per iniziare la scala, però sempre un passo alla volta». E allora, buona scalata, Roberto!