Molto più che una tardizione di famiglia

Armando Verrua, con il figlio Viviano, porta avanti l’attività nel campo delle onoranze funebri cominciata dal padre Guglielmo.
Un giusto ammonimento volto a vivere ricordandosi di chi verrà dopo di noi avverte: «Il mondo non lo abbiamo avuto in eredità dai nostri padri, ma preso in prestito dai nostri figli». Il concetto è inappuntabile in assoluto, ma, riferito all’ambito lavorativo stretto, la trasmissione di una professione tra padri e figli è assai più complessa.
Una professione, infatti, non basta averla avuta in eredità da chi ci ha preceduto per riuscire a lasciarla nelle mani di chi verrà dopo. O, almeno, certi lavori necessitano di una vera e propria vocazione, la quale non è affatto detto che sia ereditaria.
Ad esempio, c’è nulla di peggio di un giovane che decida di studiare medicina solo perché il proprio genitore è un medico, o di fare giurisprudenza in virtù di un padre avvocato. Per certe professioni occorre essere tagliati e non solo “predestinati” per via parentale. Anche (e forse a maggior ragione) chi si occupa di onoranze funebri dev’essere predisposto per lavorare in questo ambito, giacché non può certo bastare il fatto di avere un’attività di famiglia da portare avanti. Non può essere un caso, quindi, che Armando Verrua sia l’anello centrale di una catena iniziata nel 1964 dal padre Guglielmo e che vede nel figlio di Armando, Viviano, colui il quale darà continuità a quella che ormai si può considerare una “tradizione di famiglia”.
«Prima dell’avvento della Croce rossa a Bra, il lavoro sull’ambulanza rappresentava una parte importante dell’attività di mio padre Guglielmo, il quale cominciò come dipendente nel 1964. Io ho iniziato a 16 anni a lavorare in questo ambito e a imparare a relazionarmi con chi stava soffrendo. Ormai da qualche anno, accanto a me, lavora Viviano, anch’egli deciso a fare di questa professione ben più di un lavoro». Un mestiere in cui la sola competenza risulta fine a sa stessa, se non è accompagnata dalla sensibilità necessaria per fornire un servizio volto a dare sollievo a persone in difficoltà e non a fornire una semplice prestazione lavorativa. Un mestiere in cui si può e si deve guardare avanti, forti delle grandi possibilità legate all’informatica, ma senza dimenticare le tradizioni. La sfida sta nell’evolversi senza stravolgere: ecco allora che, accanto a innovazioni come la bacheca virtuale (che dà modo di ottenere con un semplice clic tutte le informazioni circa annunci di decesso, rosari e funerali, senza la necessità di spostarsi da casa), Armando Verrua e il suo staff sono sempre attenti a preservare quelle che sono le consuetudini locali, legate ad esempio allo svolgimento del servizio o dell’organizzazione del corteo. Tutti aspetti che spesso differiscono, anche se di poco, persino da frazione a frazione.
Un impegno volto, insomma, a ridurre, per quanto possibile, lo sconforto legato all’ultimo saluto a una persona cara, una circostanza in cui è fondamentale che chi è abituato ad affrontare queste situazioni per mestiere offra un servizio ineccepibile da ogni punto di vista. Proprio questa “mission”, l’essere vicino in ogni modo a chi si mette nelle loro mani, è il filo invisibile che lega un’esperienza lunga quasi 50 anni, iniziata da Guglielmo e continuata da Armando e da Viviano Verrua. Un obiettivo perseguito mediando con quello che è il proprio carattere e le proprie peculiarità. «Mio padre», spiega Armando, «mi ha trasmesso il desiderio di essere utile al prossimo, attraverso una totale disponibilità nei confronti delle famiglie che si trovano in queste circostanze spiacevoli. Da lui ho imparato molto, non tanto ascoltando i suoi consigli, visto che era un uomo di poche parole, ma osservando il suo comportamento e recependo come ci si debba comportare per svolgere nel migliore dei modi questo delicato mestiere». Viviano aggiunge: «Quando lavori a fianco di un genitore è sempre un po’ più difficile, perché le pretese sono maggiori, ma anche più stimolante, perché hai la possibilità di crescere professionalmente più in fretta. Tra le tante cose, da mio padre ho imparato la delicatezza e il rispetto che bisogna riservare a chiunque si rivolga a un’impresa di onoranze funebri». L’attività di famiglia nel corso degli anni si è ingrandita, tanto che ora all’imprenditore braidese fanno capo “La Cattolica”, attiva a Bra e a Cherasco, la “Cavallotto” con sedi a Grinzane Cavour e a Canale, la “Culasso” di Neive, la “Longo” di Cherasco e “L’Albese” che opera nella città delle cento torri e anche sotto la Zizzola. L’ampliamento del gruppo rende indispensabile anche un ottimo lavoro di team, per coordinare al meglio il lavoro e garantire sempre quel qualcosa in più in grado di far sentire i propri clienti nelle mani di chi può essere davvero un sostegno. Persone in grado di entrare anche nella sfera personale, conquistando la fiducia di chi ha bisogno di essere guidato, con riguardo e competenza, attraverso uno dei momenti più difficili con cui l’esistenza di ognuno di noi si deve confrontare.