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La candidatura per l’Unesco giunge a monaco

Il dossier sarà presentato nel Principato venerdì 10 febbraio. L’ambasciatore italiano a Monte-Carlo, sua eccellenza Antonio Morabito, lo giudica ben fondato e spiega come la nostra immagine sia molto apprezzata.

Il suo curriculum vitae è di quelli molto consistenti. Lui è Antonio Morabito, ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco. Nato a Reggio Calabria, di formazione cattolica, dopo gli studi liceali è stato allievo dell’Almo Collegio Capranica e della Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito il baccalaureato in filosofia. Laureatosi in scienze politiche alla “Sapienza” di Roma, è entrato nella carriera diplomatica nel 1986, lavorando al Ministero degli esteri e facendo parte della delegazione italiana all’Assemblea generale dell’Onu. Dal 1989 al 1993 è stato primo segretario di legazione per i settori politico, economico e commerciale all’ambasciata d’Italia a Jakarta, traendo da quell’esperienza l’ispirazione per il libro “Indonesia-Arcipelago delle meraviglie”. Dal 1993 al 1996 è stato console d’Italia a Mendoza (Argentina) dove, oltre ad aver fondato il periodico “Avvenimenti Italia-Cuyo”, ha curato anche il volume “Italiani a Mendoza”.

In Italia, dal 1997 al 2000, ha operato presso l’ufficio del Consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio dei ministri e nel dicembre del 2000 è stato inviato, come primo consigliere, all’ambasciata d’Italia a Teheran. Nel 2003 è rientrato in qualità di coordinatore per la comunicazione e le attività istituzionali pubbliche della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo.

Ha curato le pubblicazioni: “L’impegno dell’Italia per i diritti di bambini, adolescenti e giovani” (Firenze, Istituto degli Innocenti, 2004); “Nassiriya-La città, la sua gente-La cooperazione italiana” (Roma, Rai-Eri, 2004); “Darfur-Un dramma dimenticato” (Roma, Ministero de­gli affari esteri, Dgcs, 2005); “Solidarietà e sviluppo-L’impegno della cooperazione italiana nel mondo” (Roma, Ministero degli affari esteri, Dgcs, 2006). Ha promosso e coordinato la realizzazione del film “All the invisible children” e le Giornate per la cooperazione italiana 2004-2005. Nel luglio del 2006 è stato chiamato alla Presidenza del Consiglio dei ministri quale Consigliere diplomatico del Ministro delle politiche per la famiglia, promuovendo e partecipando ai lavori della Conferenza nazionale per la famiglia (2007). Dal 2008 è stato Coordinatore per la comunicazione alla Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale, occupandosi della promozione pubblica e istituzionale delle attività culturali del Ministero degli esteri, in particolare della gestione delle modalità innovative di comunicazione e promozione della lingua e della cultura italiana all’estero (tra cui la piattaforma web “Estericult”). Nel 2009 è stato promosso Ministro plenipotenziario. È sposato con Carina Marcela Diaz ed è papà di Carlo Agostino e di Maria Elena.

Oggi è ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco e, in quanto tale, sarà lui, il 10 febbraio a incontrare la delegazione albese capitanata da Roberto Cerrato, in occasione della presentazione della candidatura a patrimonio mondiale dell’Unesco del territorio di Langhe, Roero e Monferrato. Ambasciatore Morabito, lei rappresenta il nostro Paese in uno dei luoghi più apprezzati al mondo. Non si sente terribilmente invidiato? E, soprattutto, quali sono i suoi delicati compiti?

«Il Principato può apparire come una sede atipica. Monaco è un luogo globale di incontro e scambio, un Paese cosmopolita. È conosciuto per essere una vetrina del “Made in Italy”, uno spazio “congeniale” per la vicinanza all’Italia, sia fisica che per cultura e stile di vita, e ci sono settori, quali ad e­sem­pio le manifestazioni artistiche e museali, l’enogastronomia, lo sport, il design, la moda, il cinema e l’automobilismo, nei quali le collaborazioni e l’interscambio sono fruttuosi, ben visibili e favoriti dalla vicinanza e dalla presenza di una comunità italiana molto dinamica, forte, attiva, prestigiosa e ben integrata. E, infatti, Monaco è un luogo strategico prezioso per la creazione di inedite occasioni di cooperazione, nonché posto privilegiato per iniziative comuni in ambito economico, politico, artistico, culturale, tecnologico, scientifico e accademico. Per tutti questi aspetti, Monaco è certamente una sede impegnativa, dove c’è una popolazione che lavora effettivamente. Un’immagine alta e affermata come quella di Monte-Carlo richiede impegno e dedizione costanti per essere mantenuta tale, requisiti fondamentali come negli altri Paesi in cui ho avuto la fortuna di svolgere la funzione di diplomatico. Monaco è difatti per me una tappa della carriera che fa parte della logica di un percorso di esperienze professionali importanti e formative, tutte indispensabili per formare un profilo diplomatico nel corso degli anni. Con questo bagaglio professionale l’Italia mi ha inviato qui: un ambasciatore deve infatti avere la fiducia del Ministero degli esteri e deve tenere alto il senso dello Stato che rappresenta. Penso che l’“invidia” sia un aspetto secondario in questo scenario. Ciò che ritengo essenziale e su cui sono concentrato è svolgere bene il mio lavoro, mantenendo, come enuncia la legge, una condotta conforme alla dignità della funzione pubblica che svolgo». Quali sono i suoi rapporti con le autorità monegasche?

«I rapporti bilaterali tra Italia e Principato sono eccellenti, a livello politico, economico-commerciale, della cooperazione scientifica, culturale e transfrontaliera. L’ambasciata mantiene con le autorità monegasche legami di piena collaborazione e intesa. Nel 2011 il Principato ha sostenuto le attività dell’ambasciata, agevolando la programmazione di diverse iniziative. Ottobre, per esempio, è stato un mese dedicato alla lingua e alla cultura italiane e ha incluso una serie di eventi, dall’opera musicale alle arti plastiche e figurative, dalla poesia al cinema, dal teatro al libro, di cui il Principato è stato partner principale, mettendo a disposizione teatri, auditorium e le strutture di volta idonee e indispensabili. Il principe Alberto ha concesso il suo alto patronato all’evento inaugurale del mese, la “Divina commedia”, musical che ha iniziato da Monaco il suo tour mondiale, così come a “Stile italiano”, inedita esposizione del “Made in Italy” svoltasi dal 9 dicembre al 12 gennaio, inaugurata dallo stesso Principe. La mostra, che ha ripercorso i 150 anni di unità attraverso immagini, oggetti e opere d’arte che hanno esaltato i protagonisti del “Made in Italy”, dagli intenti rinnovatori del movimento futurista alle realizzazioni del de­sign industriale, fino alle più recenti creazioni delle piccole imprese, ha riscosso un enorme successo, per l’impatto emotivo, la coreografia e l’allestimento, oltre che per l’altissimo valore delle opere esposte, e ha avuto migliaia di visitatori. Grande interesse è stato manifestato da parte dei mass media sia nazionali che internazionali e dai moltissimi siti web che hanno ripreso l’evento. Su Google le sole parole “Stile italiano Monaco” fanno apparire decine e decine di siti, immagini, articoli e video». Il 10 febbraio prenderà il via l’edizione 2012 del “Monte-Carlo food and wine festival”, durante il quale il nostro territorio sarà ospite per presentare la candidatura Unesco. Il Principato è vicino alla Granda e ci risulta che lei apprezzi molto le Langhe. Quali sono le affinità tra le nostre zone e i prodotti del Principato? Come valuta la candidatura Unesco dei paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato?

«La presenza dei prodotti del territorio vitivinicolo piemontese delle colline di Langhe, Roero e Monferrato al “Montecarlo wine festival” è senz’altro azzeccata. Si tratta di una presenza che farà incontrare l’eccellenza di prodotti conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, nonché la ricchezza e la varietà del paesaggio protetto e valorizzato del vino e del tartufo. Le colline delle Langhe, attraversate le Alpi Marittime, la Riviera dei fiori, il mare, le pinete tra Italia e Francia, sono a un passo dal Principato di Monaco! Possiamo quindi dire che sono territori che si abbracciano. La candidatura Unesco delle colline del Piemonte all’interno della lista del patrimonio mondiale dell’umanità rappresenta una straordinaria opportunità di crescita per le economie locali, oltre che un prezioso riconoscimento alla genuinità di una vita a contatto con la natura, con il territorio, con le proprie radici, e alla saggezza insita nella tradizione e nel mondo rurale. Una tradizione, legata alla terra e al clima, che ha nel vino uno dei suoi prodotti più sinceri, risultato dell’azione combinata dell’uomo e della natura. Come è stato scritto, “Il vino è la poesia della terra” e la straordinaria cultura piemontese, modellata su un patrimonio di conoscenze, saperi, sentire, legati alla coltivazione, alla vendemmia, alla produzione enologica, saprà indubbiamente mantenere alta questa poesia. Ed è una “poesia” che ci piace sentire presente nel Principato». Sapendo che lei è anche un buongustaio, qual è il piatto della tradizione gastronomica piemontese che predilige? «Sono da sempre un appassionato del brasato al Barolo!».