L’armenia adora il “made in Italy” e si sente... vicina

Bruno Scapini, ambasciatore italiano a Yerevan, spiega come il Paese caucasico possa diventare un nostro partner sempre più stretto e affidabile.
Caro Bruno Scapini, finalmente ci incontriamo di nuovo! Ti va di spiegare ai lettori di “IDEA” qual è il tuo legame con la provincia di Cuneo, quali studi hai fatto, come sei entrato in diplomazia e quali incarichi hai svolto finora? «Caro Giorgio, con grande piacere colgo l’occasione di rivederti dopo tanto tempo e dopo che le nostre strade hanno preso direzioni diverse. Sai molto bene che il mio legame con le Langhe risale alla nostra gioventù e sono rimasto attaccato a quei ricordi che fanno parte di una pagina importante della mia vita. Tu hai preso la via della carriera militare e io quella della diplomazia che mi ha portato in tanti Paesi fino ad arrivare all’Armenia, Paese al quale sono giunto dopo anni di girovagare per il mondo, soprattutto in Europa, dove ho ricoperto vari incarichi in Svizzera, in Lussemburgo, in Slovenia e in Grecia».
Oggi sei ambasciatore d’Italia in Armenia: che impatto hai avuto quando ti sei trasferito?
«Questo è un Paese davvero meraviglioso che, al di là di ogni aspettativa, ho potuto apprezzare per il suo forte collegamento, se non addirittura sintonia, con l’Italia. Sebbene l’Armenia sia incuneata nel Caucaso, oggi senza sbocco sul mare a dispetto della sua prestigiosa storia, così lontana dal nostro Paese, rivela affinità culturali, storiche, sociali e di tradizioni che la rendono sorprendentemente a noi vicina. Molte sono le convergenze storiche dei secoli passati, dal tempo dell’impero romano alle Repubbliche marinare, in particolare Venezia, dove oggi esiste la famosa isola degli armeni “San Lazzaro”. Una curiosità attuale: nel 2012 nella città lagunare si celebra il cinquecentesimo anniversario della stampa del primo libro armeno ed è stata organizzata, presso il museo “Correr” in piazza San Marco, la stupenda mostra “Armenia-Impronte di una civiltà” che rivisita tutta la storia dell’Armenia in una forte sintesi espressiva». In cosa consiste l’attività di ambasciatore, all’atto pratico? «Per rispondere alla domanda vorrei distinguere la funzione tecnico-istituzionale, che consiste nella rappresentanza di tutti gli interessi politici, economici, culturali, di cooperazione, ecc., da quella più a dimensione umana, ovvero la capacità di cogliere, nelle realtà in cui si è chiamati a operare, quegli elementi che più possono servire la causa degli interessi nazionali. E intendo in questo anche gli aspetti sociali e culturali».
Che rapporti ha oggi l’Italia con il Paese dove tu rappresenti il nostro Paese? E qual è la situazione sociale, economia e politica dell’Armenia? E ancora: qual è l’opinione che hanno laggiù dell’Italia? Che cosa o chi conoscono del nostro Paese?
«Per quanto riguarda i rapporti con l’Armenia, ho riscontrato come altissima, se non eccezionale, sia la propensione di questo popolo verso l’Italia. E ciò per via non solo della storia passata, ma anche per la comune visione cristiana della vita che condividiamo e per l’amore degli armeni per le arti italiane come anche per il “made in Italy”. Il prodotto italiano è, infatti, altamente apprezzato, dal settore industriale a quello della moda e della gastronomia. La prova di questo è la pletora di negozi e di imprese commerciali che, per le loro attività, ricorrono a nomi italiani. Problematica, per contro, appare la situazione politica regionale in cui l’Armenia è inserita. La persistenza di un conflitto irrisolto dal 1994 che vede l’Armenia opposta all’Azerbaijan è una pesantissima ipoteca sul complesso dell’economia nazionale che pesa sullo sviluppo delle relazioni commerciali. A questa problematica situazione si aggiunge il blocco delle frontiere con la Turchia, da un lato, e dall’altro con l’Azerbaijan, il che fa dell’Armenia un Paese praticamente “bloccato”. Comunque l’economia, anche se risente del sistema oligarchico, è sulla via di una certa ripresa con punte soprattutto nel turismo e nella rivalutazione del patrimonio culturale. Ad esempio, antichissimi monasteri, sparsi su tutto il territorio e in posizioni di particolare suggestione emotiva, sono mèta di molti turisti stranieri tra cui tantissimi italiani. In conclusione sottolineo che le forti convergenze tra il popolo italiano e quello armeno a tutti i livelli devono essere un’importante leva per promuovere in modo bilaterale forme strategiche di cooperazione soprattutto guardando a un prossimo futuro, allorché, risolti i conflitti regionali, l’Armenia potrà sfruttare appieno la centralità della sua posizione nei grandi transiti che si profileranno nei prossimi decenni sugli itinerari euroasiatici. Mi auguro che l’Italia sappia cogliere le opportunità offerte da un Paese fortemente amico e che l’Armenia ritrovi il suo ruolo storico nel processo della nostra civiltà».