sabato, 19 maggio 2012|

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Josefa Idem decoubertiniana, ma supervincente

Prima donna al mondo a potersene vantare, la campionessa italo-tedesca di canoa a Londra disputerà la sua ottava Olimpiade.

Possiamo presentarla semplicemente così: la donna che nella storia dello sport italiano, nelle specialità individuali, ha vinto di più in manifestazioni di campionati del mondo e Olimpiadi; a Londra 2012 sarà la prima donna al mondo ad aver preso parte a otto Olimpiadi; ha vinto 38 medaglie tra Olimpiadi, mondiali ed europei. Occorrono solo pochi secondi per essere carpiti dalla spontaneità e dall’intelligenza di una persona che prima di tutto è mamma e atleta. La storia di Josefa Idem parte da Goch, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, ai confini con l’Olanda. La canoa entra nella sua vita a 11 anni e appena ventenne inizia il cammino olimpico. Correva l’anno 1984.

Da Los Angeles a Seoul, da Barcellona ad Atlanta, da Sidney ad Atene sino a Pechino. Sette tappe percorse con le maglie prima della Germania e poi dell’Italia: un Paese le ha dato la vita, l’altro l’amore. Nel 1989, Josefa si trasferisce nella penisola e incontra Guglielmo, prima allenatore poi marito. Josefa e Guglielmo: un romagnolo con la testa di un tedesco e una tedesca con l’estro della romagnola... Una coppia inossidabile! Esiste un trucco? Ride. «Nessun trucco. Siamo compagni nella vita, abbiamo tante cose in comune e proprio facendole insieme abbiamo rafforzato il nostro legame. Forti professionalità che vivono in simbiosi, riuscendo a organizzare al meglio la presenza al fianco dei nostri figli (Janek e Jonas, ndr). Cerchiamo di fare le cose insieme. Lui vive preciso sul millesimo, mentre io agisco con la pancia: non penso, mi butto!». “London calling”, la tua ottava Olimpiade. Come ti stai preparando all’appuntamento? «Attualmente sono in Spagna, a Siviglia, dove le condizioni climatiche consentono un migliore allenamento in acqua. L’allenamento progredisce, sono molto motivata ed esaltata dall’anno olimpico. Mio marito è contento del lavoro svolto e ciò mi conforta. Saremo qui per tre settimane al mese sino a marzo, tutta barca, pesi e corsa: un allenamento specifico che faccio solo nel periodo preolimpico. Non tutti gli anni posso andare al massimo dei giri! Naturalmente seguo anche una dieta molto curata perché non posso mangiare patatine e pretendere di vincere una medaglia». Come ti vedi dopo Londra? Mamma a tempo pieno? «Un detto tedesco afferma: “Se ogni giorno mangi dolci e torte al cioccolato senza sapere quando è domenica... è un peccato!”. Ecco, forse vorrò seguire questo insegnamento. La mia vita è ricca di “dolci” e potrei correre il rischio di non godermi in pieno tutte le sue sfaccettature». Quindi Rio 2016? «Penso proprio che non ci sarò, ma... mai dire mai! Uno scalino alla volta. Avevo anche detto che non sarei stata “nonna in canoa”, ma ci sto andando molto vicino...». Sei già andata oltre all’agonismo: mi riferisco al tuo impegno come assessore allo sport a Ravenna, al fatto che sei testimonial di campagne per Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) ed Emergency... «Ho tanti interessi, l’impegno nella lotta sul fronte delle ingiustizie contro i più deboli è per me fondamentale. L’esperienza amministrativa (dal 2001 al 2007, ndr) si è chiusa per difficoltà nel conciliare tutti gli impegni, ma mi ha dato molto. Sono entrata in una nuova dimensione, cercando di dare un contributo per capire e aiutare la comunità. Ho dato, ma ho anche ricevuto molto! Potrei anche ripetere l’esperienza: in fondo (e sorride) a quasi 50 anni potrei essere un giovane politico».

In un pezzo sulla “Gazzetta dello sport” (quotidiano con cui Josefa collabora dal 2005, ndr) hai scritto: «Il mondo ha la febbre! La finanza brucia i capitali, la politica è fallita». Concetti forti. Qual è la tua ricetta? «Il trucco sta nel fermarsi: siamo tutti su una giostra che gira forte, troppo forte. Stiamo correndo il rischio di andare fuori orbita. Dobbiamo renderci conto che così non si può andare avanti. Dobbiamo fare tutti un passo indietro! La “politica” deve tornare a essere “poletica”: hanno fallito perché hanno perso l’etica, non fanno quello che sono chiamati a fare, non lavorano per il bene comune. Purtroppo il mio commento è trasversale. Nonostante tutto (palese il riferimento ai difetti della scuola, ndr), abbiamo giovani intelligenti su cui puntare. Sappiamo cosa dob­biamo fare, facciamolo. Tornando al “se voglio vincere, non mangio patatine”, i nostri politici stanno mangiando “noccioline”...». Il sociologo Nadio Delai scrisse: «Declinare l’orgoglio al futuro». Cosa significa per lei? «è una frase stupenda che racchiude tutto ciò che stiamo dicendo: visione, ottimismo e idee giuste! Commiserarsi non porta a nulla, serve solo rimboccarsi le maniche». Dopo il tuo primo libro (“Controcorrente”, ndr) stai raccogliendo materiale per una seconda pubblicazione. Ci puoi dire qualcosa di più?

«Vorrei intervistare alcuni campioni su un tema in particolare: come vivono o hanno vissuto l’addio allo sport. Un argomento che mi tocca da vicino, visto che anch’io nel 2005 ho cercato di smettere... Mi avrebbe intrigato intervistare Ian Thorpe, per la sua idea di utilizzare lo sport per cercare risposte alla vita. Una personalità al di sopra delle righe». Hai o hai avuto idoli sportivi, oppure dei giovani talentuosi da “sponsorizzare”? «No. Diciamo che devo conoscere bene una persona per sponsorizzarla. Non ho miti se non conosciuti. Non bastano le medaglie, serve l’uomo. Conosco Sara Simeoni ed ho molta stima per lei come atleta e come donna. Lei è giustamente riconosciuta e riverita non solo per i meriti sportivi». Portabandiera o no, Josefa correrà la sua ottava Olimpiade, rappresentando per la sesta volta il nostro Paese. Nel bacino di Eton Dorney, all’inizio agosto, ci sarà una canoa azzurra pilotata da un’atleta molto speciale: l’otto capovolto equivale al segno dell’infinito... Proprio come Josefa!