Il nuovo redditometro
Il nuovo redditometro, recentemente presentato dall’Agenzia delle Entrate, avrà nel mirino le spese considerate di lusso come gli abbonamenti alla pay tv, le cure in centri benessere, le auto di grossa cilindrata, le imbarcazioni e molti altri. Le spese saranno pesate secondo un calcolo statistico per arrivare a un reddito stimato del nucleo familiare; quest’ultimo sarà poi rapportato ai redditi dichiarati dai componenti della famiglia per rilevare eventuali anomalie; in altre parole verrà valutato il tenore di vita condotto dal contribuente con i redditi dichiarati nel corso dell’anno. La rilevanza delle spese sostenute sarà calibrata con riferimento a territorio di residenza e all’ampiezza del nucleo familiare. Illustriamo di seguito il funzionamento del nuovo strumento
COSA È IL REDDITOMETRO
È uno strumento utilizzato dal Fisco per effettuare dei controlli a tavolino, con l’obiettivo di individuare i contribuenti che non dichiarano o che nascondono le imposte da versare. In sostanza, sulla base di dati già noti e contenuti nelle banche dati a cui il Fisco ha accesso, l’amministrazione finanziaria arriva a stimare, con il redditometro, il reddito o i compensi percepiti da un contribuente sulla base del suo tenore di vita e dunque delle spese sostenute per mantenere sé e la famiglia.
COME FUNZIONA
Il nuovo redditometro mette in relazione al reddito del contribuente almeno 100 voci di spesa in grado di pesare la capacità contributiva del soggetto. Per determinare questa relazione il Fisco ha messo a punto una metodologia statistico matematica che si applica in relazione a precisi gruppi di famiglie differenziati per aree geografiche. In pratica, nel valutare le spese sostenute da un contribuente il software del Fisco riuscirà a calibrare diversamente il peso di un acquisto, ad esempio, fatto a Palermo, rispetto a quello fatto a Milano, così come anche le spese sostenute in un anno da un single rispetto a quelle sostenute da un nucleo familiare composto da quattro persone. Tra le cento voci monitorate compaiono anche gli investimenti (azioni, obbligazioni, derivati, certificati di deposito, conti vincolati eccetera).
A CHI VIENE APPLICATO IL REDDITOMETRO Il redditometro si applica esclusivamente alle persone fisiche, ovvero professionisti, commercianti, artigiani, imprenditori individuali, dipendenti e pensionati mentre non si applica nei confronti delle società. Per le società il fisco utilizza altri strumenti in grado di stimare i ricavi e i compensi. Per le piccole e medie società si applicano gli studi di settore per le grandi società oggi esiste il "tutoraggio".
COME SI ATTIVA IL REDDITOMETRO
Il nuovo redditometro viene attivato dagli uffici delle Entrate che, sulla base del software descritto nella risposta precedente, si accorgono degli scostamenti tra quanto il contribuente ha indicato in dichiarazione dei redditi e quanto ha speso per il suo tenore di vita nel corso dello stesso anno. Se lo scostamento è lieve il Fisco non interviene, se è invece un errore medio - oltre il 20% - chiede spiegazioni e convoca per un contraddittorio il soggetto sottoposto a controllo. Se lo scostamento è enorme (ad esempio si possiedono tre case, due macchine, una barca e si sono dichiarati solo 20mila euro di redditi in un anno) il Fisco attiva controlli mirati e fa scattare un accertamento vero e proprio.
DA QUANDO VERRÀ UTILIZZATO
Dalla prima settimana del mese di novembre è iniziata la sperimentazione del nuovo redditometro e si concluderà entro la fine di febbraio. Da febbraio in poi i contribuenti potranno utilizzare un software per capire se i redditi dichiarati o che si intende dichiarare sono coerenti con le spese sostenute. La sperimentazione non vedrà coinvolti direttamente i cittadini ma soltanto le associazioni di categoria che sono state invitate dalle Entrate a inviare alla Società degli studi di settore (Sose) una serie di casi concreti, rigorosamente anonimi, per consentire all’amministrazione di testare al meglio il software messo a punto e le modalità di stima dei redditi presunti.
DIFFERENZA DEL REDDITOMETRO RISPETTO ALLO SPESOMETRO
Il redditometro mette in relazione spese sostenute e reddito anche attraverso calcoli statistici. Con lo spesometro si indica invece il meccanismo di comunicazione del codice fiscale o della partita Iva in caso di acquisti in contante superiori a 3.000 euro, Iva esclusa. Lo spesometro è già operativo e, per acquisti di questa portata, vengono richiesti codice fiscale o partita Iva che vengono poi trasmessi all’Agenzia delle Entrate. Lo spesometro è uno degli strumenti di monitoraggio che alimentano il redditometro. Lo spesometro può essere anche usato direttamente (con il cosiddetto accertamento sintetico) quando le spese eseguite superano il reddito dichiarato dal contribuente.
COSA SUCCEDE QUANTO IL PROPRIO REDDITO NON È IN LINEA
Le Entrate invitano il contribuente nei propri uffici locali per un contraddittorio, nel corso del quale il cittadino può spiegare e giustificare gli scostamenti evidenziati dal redditometro tra spese sostenute e redditi dichiarati.
COME CI SI PUÒ DIFENDERE
In prima battuta in contraddittorio con gli uffici del fisco. In seguito, in caso di innesco dell’accertamento, si può impugnare l’atto. Se si accettano le contestazioni del Fisco, è possibile adeguarsi spontaneamente.