Il genio che ama clavesana

Chris Bangle voleva diventare pastore metodista. Per (nostra) fortuna ha scelto la strada del design, conquistando il mondo.
Una tiepida giornata autunnale, con lo spettacolo variopinto delle colline di Langa tutt’intorno. Dinnanzi a noi il signor Monviso. Punto d’osservazione privilegiato è la borgata Gorrea, una manciata di case sul cocuzzolo di una collina in frazione Sbaranzo, nel territorio di Clavesana. Giunti nell’aia, una scritta sul portone: «Ben Venuti Amici Miei». Ci accoglie a braccia aperte, Chris Bangle.
Genio del design, nato e cresciuto negli Usa, ma esploso lavorativamente parlando nel vecchio continente. Una vita fatta di numerosi aneddoti che l’americano snocciola senza esitazione. Una personalità spiccata, di quelle con una luce negli occhi, la fiamma della curiosità, la voglia di scoprire, non soltanto le cose, ma anche le persone. Accanto a lui ci si sente piccoli e sotto osservazione. Prima della chiacchierata facciamo un tour del fienile divenuto casa versatile: abitazione, ufficio, foresteria per amici e colleghi, sale intercambiabili... Insomma, di tutto un po’, però dall’esterno nulla traspare, in rigoroso stile langarolo. Ma come si arriva a Clavesana? «Io sono americano, mia moglie Catherine svizzera. Ma noi, inteso come coppia, siamo italiani». A Torino i neosposi hanno trascorso i primi anni di matrimonio, durante il periodo lavorativo in Fiat. «è una città signorile, affascinante, in cui Catherine e io abbiamo stretto molte amicizie. Abbiamo deciso di tornare in Italia con una serie di criteri nella ricerca della nostra casa». E ora viene il bello... «A cinquant’anni ho deciso di avviare la mia seconda fase lavorativa, meno intensa della prima, con più spazio per la vita privata. Nasce così la necessità di cercare un luogo dove avviare la nuova attività con cinque condizioni: un cascinale, non lontano dall’autostrada in maniera da raggiungere in breve tempo Torino, con una porzione di vigneto e annessa veduta di montagne e di almeno un castello».
Solo dopo una lunga ricerca ecco la scelta di borgata Gorrea. «Qui c’è tutto, dal Monviso al castello di Carrù, il tutto immerso nella natura. Un luogo privilegiato per ascoltare le idee». Il grande rispetto nutrito da Chris Bangle per i “vicini di casa” trapela in maniera palese. «I piemontesi sono persone meravigliose, con capacità umane e tecniche elevate. Nella vostra lingua il concetto di “bello” viene affiancato anche a quello di “buono”, una rarità. Non solo estetica, ma anche praticità. Per questo solo in Italia certe cose sono possibili...».
Dall’esterno la vita di Chris sembra fantastica, fatta di grandi traguardi e di innumerevoli soddisfazioni, ma «per giungere qui ho pianto. Gli anni dell’Università sono stati molto duri, una palestra di vita determinante per la mia formazione non soltanto culturale, ma anche umana». E pensare che il cammino avrebbe potuto essere ben diverso... «Avevo avviato gli studi in Seminario: volevo fare il pastore metodista. Un periodo breve che mi ha però insegnato il significato più profondo delle cose». Una formazione a 360 gradi per un concetto di design del tutto personale: «Il fornire delle risposte concrete alle esigenze dell’uomo». Ne è dimostrazione l’“artwork” presente nel giardino clavesanese, spiegata con molta leggerezza dal geniale artista. «Volevo un albero, ma in quest’area abbiamo poca terra per le radici (visto il garage interrato, ndr), ecco così nascere questo strano “tree”, fatto di ferro e vetri colorati in grado da fornire un effetto del tutto simile a quello di una pianta vera e propria, ma non solo». Un semplice esempio, magari ritenuto banale, ma frutto di una mente che non si pone limiti. Proprio come l’altra installazione presente nel vigneto, una panchina gigantesca di un rosso intenso.
Perché?
«Così, quando un adulto si siede sopra, torna bambino, si sente piccolo...». Il sorriso non abbandona mai il volto di Chris che presenta i propri collaboratori come una grande famiglia in cui ha un posto privilegiato l’architetto che l’ha seguito nell’ambiziosa ristrutturazione: «Paolo (Ornato, ndr) è anzitutto un amico, ma per me è anche la vera essenza dell’architetto. Cioè colui il quale rende concrete e realizzabili le idee». Una collaborazione che si è spinta anche nel Paese del Sol levante, dove il binomio Bangle-Ornato ha progettato una casa di cura a Hiroshima. Ma cosa può dare Chris Bangle a Clavesana? «Anzitutto i miei ospiti assaggiano rigorosamente il Dolcetto. Poi vorrei evidenziare soluzioni e non trovare problemi. La panchina piace ai turisti; magari si potrebbe pensare a un percorso di panchine... magari non dello stesso colore!». Perché le idee vanno condivise, non copiate: «Occorre lavorare con le risorse locali, seguendo un proverbio piemontese che mi è sempre piaciuto: “La bellezza delle volpi è nella coda”». Parola di genio!