IMU, fregatura per i comuni (e i cittadini)?

Luca Gosso (Movimento dei sindaci del Piemonte): «Non andava tolta l’Ici sulla prima casa, ma questa è un’imposta che ha proprio nulla di municipale».
«Sarebbe meglio chiamarla Isu: imposta statale sugli immobili. Oppure, se vogliamo definirla davvero Imu, cioè “imposta municipale”, lasciamo davvero il suo gettito per intero ai Comuni, insieme con la possibilità di programmare “in toto” le politiche per il territorio. In cambio i Comuni potrebbero rinunciare a tutti gli altri trasferimenti statali». Così la pensa il portavoce del Movimento dei sindaci del Piemonte, Luca Gosso, primo cittadino di Busca.
Nel complesso, dunque, non è positivo il giudizio del Movimento sulla “manovra di Natale” del governo Monti, approvata in via definitiva dal Senato della Repubblica il 22 dicembre. Le perplessità riguardano appunto l’Imu, anche se si apprezzano alcune aperture sul patto di stabilità e il rinvio di un anno delle norme che sopprimono i piccoli Comuni: «Questa decisione servirà per trovare nuove soluzioni, condivise, nel realizzando Codice delle autonomie». «Nonostante la denominazione», prosegue il portavoce, la maggior parte del gettito della nuova tassa non finirà nelle casse dei Comuni. Essa non porterà maggiori, o almeno più eque, risorse agli enti locali. Semplicemente l’Imu trasforma i sindaci in esattori per conto dello Stato». Ma sarebbe meglio stare senza? «Va detto che abolire l’Ici sulla prima casa è stato un errore: era l’unica tassa legata al territorio. Ma, per come si presenta adesso l’Imu, soprattutto nei territori montani essa provocherà un ulteriore deprezzamento degli immobili». Sostenete che essa non porterà maggiori entrate ai Comuni? «Alle Amministrazioni civiche con una mano viene concessa una parte del gettito della nuova tassa, ma con l’altra viene sottratto l’introito che supera l’attuale Ici. In sostanza non cambierà nulla. E, se un Comune volesse abbassare l’aliquota ai propri cittadini, dovrebbe corrispondere la differenza allo Stato. Ma questa eventualità, che è anche la sola autonomia concessa ai Comuni, quella di decidere l’aliquota, è puramente ipotetica, vista l’entità dei tagli che colpiscono alla fonte gli enti locali. In realtà l’aumento della tassa comunale non servirà per migliorare i servizi offerti ai cittadini, ma soltanto, ben che vada, per mantenerli». Quali sono i principali fra i tagli “alla fonte”? «In tutto i tagli ai Comuni, sommati al patto di stabilità, per il 2012 ammonteranno a 8,5 miliardi di euro. Inoltre ci sono l’azzeramento del fondo nazionale per la non autosufficienza, la drastica riduzione del fondo per le politiche sociali, e in particolare per le politiche familiari, e i tagli che si abbattono sulle amministrazioni comunali come effetto cascata di quelli applicati alle Regioni dallo Stato...». In particolare, per l’Imu, lo Stato tratterrà da subito metà del gettito sulla seconda casa.
«Esatto. E in più opererà un taglio al fondo di riequilibrio già definito in 1.627 miliardi nel 2012, 1.762 nel 2013 e 2.162 miliardi nel 2014. Così i contribuenti da un lato pagheranno l’Imu e dall’altro vivranno in centri i cui amministratori non potranno fare investimenti e faticheranno a mantenere i servizi. Cioè il contrario di quanto serve per rilanciare la crescita». Dunque no al patto di stabilità, sì al patto per la crescita... «Il patto di stabilità», ribadisce per l’ennesima volta Luca Gosso, «ci impedisce di usare fondi che potremmo spendere per gli investimenti, per la manutenzione del territorio e per far ripartire l’economia facendo lavorare le imprese. Sono soldi che abbiamo in cassa, ma che non possiamo spendere, perché il resto della pubblica Amministrazione non riesce a diminuire il proprio deficit. Nei Comuni ci sono 40 miliardi di euro fermi, da mettere in movimento. è questa la misura da adottare per lo sviluppo!».